Roma-Pescara chiude un mese, anzi forse sempre

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DOO IL FULMINE CHE HA STRONCATO UN IMPIANTO AD AVEZZANO

23 GENNAIO 2014 – Il grave ritardo (cento minuti) con il quale è arrivato un treno da Roma a Sulmona ieri l’altro sarebbe scaturito dai danni subiti in un impianto di alimentazione della linea elettrica in seguito ad un fulmine nei pressi di Avezzano.

Per questo è prevedibile un blocco della linea per un mese per i lavori necessari al ripristino, o forse per reperire i fondi per sostituire l’apparato.

La notizia è già enorme, perchè un blocco della Roma-Pescara per un mese non si è mai verificato in tempi di pace. Ma l’aspetto sconvolgente è che si prospetterebbe la chiusura definitiva della linea che unisce l’Adriatico al Tirreno, anche perchè la Regione Abruzzo non avrebbe rinnovato la convenzione con Trenitalia. Questa eventualità la riferisce, in verità, solo “Il Messaggero” e dimostra di non credervi neanche troppo, visto che la inserisce in una pagina interna dell’edizione abruzzese, a due colonne di titolo. Se la notizia fosse attendibile e “buona”, avrebbe meritato la prima pagina nazionale.

Una condanna a morte così era prevedibile da almeno cinquanta anni, cioè da quando si sono perse tutte le speranze di ammodernare la Roma-Pescara e di dotarla di treni con percorrenze accettabili. L’incidenza del fisco sui carburanti e gli aumenti del pedaggio a briglia sciolta lasciano ora capire che i collegamenti con Roma efficienti e a costi contenuti non sono più a portata di mano. Molti di coloro che vanno a Roma avranno smesso di prendere il treno una ventina di anni fa. Ma non è ancora finita. Chi, per motivi di lavoro, deve recarsi spesso a Roma non può che fare a meno del treno e sottoporsi alle file da Paese sottosviluppato per entrare nell’anello abitato via autostrada, dopo aver sopportato costi che forse sono tra i più onerosi in Europa. Ma dove è finita la tutela delle classi medie e dei professionisti, promessa dall’agglomerato affaristico che ha usurpato il nome della Destra? La vera Destra, l’ultima della storia d’Italia, le ferrovie le ha fatte, con Sella e Spaventa; il problema è che sono rimaste quelle di allora, perfino nei tracciati.