SULLA A24 SOLO GAMBERI E NEANCHE UN’ARAGOSTA

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REPORTAGE NOTTURNI:  LAVORI INATTESI E CINISMO DEI BENZINAI

25 GENNAIO 2014 – Quando non è ancora arrivata la mezzanotte, una luminaria di intermittenze obbliga a lasciare l’asse di collegamento tra Portonaccio e la barriera dell’autostrada per l’Abruzzo e respinge il traffico sul raccordo anulare: chi vuole, può andare verso la Casilina, ma c’è libertà di scelta e si può andare anche verso la Tiburtina- Nomentana. Davanti solo due furgoni a sbarrare le corsie per chi volesse sfondare i segnali.  L’unica cosa chiara è che dritti per Pescara non si può: piaccia o no, ma più che alle aragoste, delle quali parlano i radiogiornali per una faccenduola delle tante in Abruzzo, bisogna ispirarsi al passo del gambero. Nessun cartello, se non l’imperativa segnaletica a fondo blu con frecce bianche. La soluzione è fare il pieno e chiedere al benzinaio di turno: “Per andare a Pescara?” (chiedere di Sulmona è pretendere una risposta imbarazzante, la stanno smantellando questa città… potrebbe essere stata cancellata dalle carte del touring). “Basta annà all’aeroporto”, con romanesco spirito cinico, per dire che si deve… lanciare il cuore oltre l’ostacolo e dimenticare i condizionamenti dell’orografia. Troppi, forse, hanno fatto la stessa domanda negli ultimi mesi e in queste notti. Ma poi prevale la solidarietà tra gente della strada, proclamata, del resto, da “Uomini e camion”, su Radio Uno proprio verso le 23,30, in diretta: “Tocca arriva’ a Tivoli, sulla Tiburtina”.

Occasione d’oro per chi ama la romantica Tiburtina

Cambiata è assai la antica strada romana, dai tempi nei quali è stata spodestata dalla A24: ci si mettono pure spaventosi capannoni industriali scheletriti e con richiami agli scenari di Beirut. E ci si mette pure una segnaletica ormai fatta solo per chi deve districarsi nella zona industriale e che di arrivare ad Avezzano o a Pescara “non gliene po’ fregà di meno”. Comunque il verde sui segnali alla fine prevale e induce ad una deviazione, invero un po’ sospetta perchè troppo vicina. Da lontano si vede una barriera, ma molto prima una lunga fila, con camion e autotreni, un paio di pullman, decine di auto: altri segnali, nessuna luminaria questa volta, ma due furgoni di traverso, a impedire (sarà una nuova linea di produzione della FIAT).

La corsa di Papillon

Attesa lunga per tutti, ma dopo un po’ si vede un omino lontano, che corre dal telepass e attraversa tutto il piazzale prima della barriera dei furgoni Iveco-intralcio. E corre e si avvicina; sembra “Papillon” in fuga, saranno anche le recinzioni che si interpongono tra lui e un gruppo di camionisti che si forma per attenderlo al di qua delle auto di traverso. Arriva, racconta che per entrare in autostrada non basta arrivare lì, che è Lunghezza, ma si deve raggiungere Tivoli. “Adesso chiamiamo la polizia e facciamo una denuncia” dicono altri caminionisti. Uno di loro “’Mo’ ci mettiamo pure ad aspettà la polizia…Dovemo arrivà, ‘sto tempo so soldi”. Di lì a poco la fila si scompiglia: si va verso Tivoli. E si ritorna sulla Tiburtina. Ai lati un fiorire di stivali neri luccicanti e minigonne impone la domanda: “Avessi sbagliato con la Salaria?” Il navigatore, nel frattempo e data l’ora, deve aver capito che uno preferisce la romantica strada consolare: cambia opzione e comincia a tracciare la Tiburtina entrando a Tivoli dopo la salita di ulivi. Alla fine è più semplice entrare a Castel Madama, per lo meno si evita il “tutor” dopo Tivoli e si può arrivare a quello di Carsoli a 240/h, almeno si recupera e si può andare a dormire in orario decente.

Adesso sarà vero che certi lavori non si possono fare se non chiudendo del tutto l’autostrada e per fare il danno minore si deve scegliere la notte. Ma tutti quei ponti sul raccordo progettato dall’ing. Gra (il Grande Raccordo Anulare è una pura coincidenza, lui si chiamava proprio così), con i messaggi che si cambiano in un attimo, non potevano annotare “Per la A24 Tiburtina fino a Tivoli”? Oppure, come hanno messo i furgoni “nuova linea da sbarramento”, non potevano, a costo zero, farsi prestare lo striscione “Il tribunale di Sulmona non deve morire”, rimosso dall’ingresso del tribunale proprio nel momento cruciale, e scriverci dall’altro lato “Per Pescara prendete l’aereo, mortacci vostri”? E tutti i giornali abruzzesi, che riportano pure il “non pervenuto” di tutti i teatri (aperti si e no sessanta giorni l’anno), non possono applicare una inserzione a piè pagina per ricordare che di notte, o certe notti, per lasciare la capitale e raggiungere “Aquila mè” (cioè per collegare due capitali) si deve passare per Tivoli? E non vogliamo neanche riprendere la tiritera dei piagnoni, che non si danno pace per l’aumento delle tariffe a fronte di un decadimento del servizio: ci si indigna per un “aggiornamento” dell’8% e i giornali non informano che per iscrivere una causa del valore di un garage si è passati dalle 120.000 lire del gennaio 2002 ai 990 euro del 2011 (cioè con un aumento del 1500%, ma il servizio è migliorato dopo la soppressione dei tribunalicchi…).

E dal Palazzo si preoccupano della coincidenza con le elezioni

La questione di fondo sta in una classe politica che, se si abbuffasse di aragoste a carico delle casse pubbliche, non farebbe tanto danno quanto ne fa nei servizi perchè non interviene, perchè non ha autorità, perchè forse non la vuole esercitare e lascia che un’autostrada si chiuda così senza neppure ridiscutere le convenzioni; e lascia che una ferrovia si fermi per un fulmine e resti bloccata per giorni mentre la Regione è receduta anche dal contratto con Trenitalia.

In un contesto tale, Nazario Pagano, Presidente del consiglio regionale, coglie la geniale coincidenza tra inchieste e prossime elezioni: non sono le inchieste a doverlo impensierire come politico, ma è il rapporto che si è conservato con i cittadini a indurlo nel sospetto che prima delle inchieste dovrebbe creare allarme la rivendicazione di dignità degli amministrati. E su questo gli ultimi decenni hanno segnato enormi passi nella direzione del gambero, non delle aragoste.