“ENTRO SUL TUO TERRENO E TI STAI ZITTO? CHE COSA DEVI NASCONDERE?”

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PROVOCAZIONE DEGLI AMBIENTALISTI CHE ASPETTANO CHE LA SNAM PRESENTI DENUNCIA PER L’ACCESSO DI VENERDI’ SCORSO

I SETTEMBRE 2025 – Gli ambientalisti vogliono sapere il motivo per il quale la Snam non ha denunciato gli attivisti che venerdì scorso sono entrati nel cantiere di Case Pente dove si sta costruendo la centrale di spinta per il metanodotto (nella foto del titolo). Hanno letto su una testata giornalistica locale che la Snam non commenta e allora pongono alcuni quesiti ai quali attendono risposta: “Perché ha un animo nobile? O perché, portandoci in Tribunale, teme che possano emergere le illegalità di cui si sta rendendo responsabile da due anni e mezzo? Teme forse che una sede giudiziaria possa dare ancora più risalto alla legittima e democratica opposizione dei cittadini?
Teme forse che i giudici possano acquisire la documentazione da cui risulta che il cantiere di Case Pente, il 1° marzo 2023, ha aperto in modo illegale, vale a dire senza adempiere a tutte le prescrizioni obbligatorie stabilite dal Decreto di Valutazione dell’Impatto Ambientale? Che possano acquisire gli atti da cui emerge chiaramente che l’autorizzazione a costruire è scaduta il 7 marzo 2023 e mai rinnovata?
Teme forse di dover rispondere del taglio di 317 alberi di ulivo che, in base alla legge regionale, non dovevano essere abbattuti ma espiantati e ricollocati? Oppure del fatto che nei suoi documenti non è mai menzionata la presenza dell’Orso buono marsicano al quale è stata tolta una importante area del corridoio faunistico?
Teme forse di dover rispondere del disastro archeologico che si sta consumando a Case Pente? Un’area che poteva e doveva essere protetta e valorizzata perché testimonianza irripetibile della nostra storia e che invece è stata devastata dalle ruspe della Snam? Attraverso gli scavi è stato trovato di tutto: due necropoli con 120 tombe, una strada antichissima, un grande edificio di epoca romana, un impianto termale, i resti di antiche mura e altri reperti ancora. Il delitto più grave è aver distrutto le tracce di un insediamento umano risalente all’Età del Bronzo, 4200 anni fa.
Di fronte a tutto questo “massacro” del nostro ambiente, della nostra cultura, dei diritti del nostro
territorio, il silenzio della Snam è inquietante. Più volte abbiamo chiesto alla multinazionale un incontro pubblico da tenersi a Sulmona. Ma inutilmente. Dall’alto della sua arroganza la Snam considera forse i cittadini di Sulmona non degni neppure di avere una risposta? Oppure non ha argomenti validi per un confronto pubblico?
Ad inquietare è anche il silenzio di quanti sono stati eletti per tutelare il territorio in cui viviamo, il nostro ambiente e la nostra salute. Fino a quando i nostri rappresentanti istituzionali continueranno a tacere di fronte a tanto scempio e di fronte alla dignità calpestata della nostra comunità?”

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