VASTE REAZIONI PER L’UCCISIONE DI VENTUN ESEMPLARI – MA I POLITICI REGIONALI SONO QUELLI DELL’ABBATTIMENTO DEI CERVI, ESSENZIALI NELLA CATENA ALIMENTARE PROPRIO PER I LUPI – L’ESEMPIO DI ALCUNI SINDACI DEGLI ANNI SETTANTA PER LA PRIMA BATTAGLIA A TUTELA DEL LUPO
25 APRILE 2026 – Indagano due Procure della Repubblica (Avezzano e Sulmona) sulla morte di 21 esemplari lupo nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Quasi certamente si tratta di avvelenamenti, non solo perché i decessi sono stati quasi contestuali, in assenza di patologie significative che potrebbero aver causato la morte degli animali, ma anche perché si sta vagliando l’ipotesi, più concreta che in altre occasioni (negli anni precedenti), delle esche disseminate in larga parte del territorio del Parco e soprattutto sul versante peligno. Dai primi esami risulta che le carcasse dei lupi presentano una consistente quantità di pesticidi usati in agricoltura.
Il numero maggiore di lupi rinvenuti morti si è registrato nei comuni di Alfedena e Villetta Barrea, cioè nella zona che storicamente è stata più protetta e dove maggiori sono i controlli. In questo senso gli avvelenamenti possono essere un segnale.
Il ministro dell’Ambiente, Pichetto Fratin, ha definito “orrendo” il gesto di chi avvelena animali selvatici, protetti dalla legge e essenziali per la conservazione dell’equilibrio ambientale; ha anche annunciato che il Ministero destinerà maggiori risorse per il contrasto a simili azioni.
L’associazione “Salviamo l’orso” da Pettorano sul Gizio (che ha fornito la foto che pubblichiamo nel titolo), è tornata sull’argomento, dopo una prima denuncia (si trattava della morte di 18 lupi, ma i rinvenimenti continuano) e individua una possibile soluzione al fenomeno (in crescita negli ultimi anni) nella accelerazione delle pratiche per l’indennizzo in presenza di danni arrecati dalla fauna selvatica agli animali e alle colture. Parla poi di “omertà” sulle azioni delittuose. Sarebbero in molti a conoscere i responsabili di questi atti odiosi, “ma l’ignavia e il desiderio di evitare seccature o rappresaglie – fa notare-ha la meglio anche su chi vorrebbe parlare e liberarsi di questi criminali che gettano discredito e vergogna su intere comunità che vivono di turismo naturalistico e rischiano di pagare un prezzo pesante anche in termini economici. Chi non parla pur sapendo é complice dei criminali”.
L’interesse di due uffici giudiziari inquirenti può questa volta segnare la differenza rispetto agli anni passati. E’ evidente che azioni come quelle delle ultime settimane possono compromettere le risorse provenienti dal turismo e dalla narrazione di una “regione verde”, in sintonia con l’ambiente. Quindi, il contrasto a questo genere di reati si traduce anche nella tutela del patrimonio stesso delle comunità, che non potrebbero vivere di altro e che si sono sollevate dall’indigenza proprio per una gestione molto orientata del Parco Nazionale negli anni Settanta. Fu quello il periodo più impegnativo per coloro che credevano nella grande occasione ecologica: tra questi anche alcuni sindaci, che ebbero il coraggio di rinunciare (e far rinunciare) allo sviluppo edilizio incontrollato. Oggi la componente politica di quelle comunità sembra più silente; e lo ha dimostrato la vicenda dell’abbattimento programmato dei cervi lo scorso anno. Ci volle una decisione dei giudici amministrativi per impedire uccisioni sconsiderate, mentre non si valutava che proprio i cervi recitano un ruolo importante nella catena alimentare (sono le più frequenti prede dei lupi, dopo gli ovini); i rappresentanti politici stavano su posizioni opposte, ad incominciare dal presidente della giunta regionale che quell’abbattimento aveva approvato.






