AGGRAPPATA A GEROSOLIMO CHE DA ASSESSORE ALLE AREE INTERNE LASCIO’ CHE GENTILONI SCEGLIESSE A DICEMBRE IL TRACCIATO DEL METANODOTTO
29 OTTOBRE 2018 – “Per il “Governo del cambiamento” la Tap (gasdotto trans adriatico) si farà, costa troppo rinunciare al progetto Snam: la maggioranza pentaleghista tradisce elettori e cittadini, nonostante abbia affiancato associazioni ambientaliste, istituzioni e cittadini nella battaglia contro la realizzazione del Metanodotto anche nel nostro territorio. Attendo ancora una risposta dal Ministro Sergio Costa per un incontro, richiesto oltre un mese fa, e mi aspetto onestà intellettuale da chi oggi deve giustificare queste scelte incoerenti con quanto promesso in campagna elettorale e dannose per un territorio come il nostro a forte rischio sismico, che da anni ne manifesta contrarietà su tutti i fronti attraverso atti e documenti”. E’ quanto afferma il sindaco Annamaria Casini. “A dicembre scorso mi dimisi in segno di protesta contro il vile Decreto del Governo Gentiloni, che, alla vigilia di Natale, autorizzò la realizzazione a Sulmona della Centrale di compressione gas. Fu un gesto estremo il mio, per urlare l’indignazione di un’intera comunità che rappresento, al quale seguì la mobilitazione dei sindaci dell’area interna abruzzese, il ricorso al Tar presentato dal Comune di Sulmona, un altro ad adiuvandum dai sindaci del territorio, poi dalla Regione Abruzzo e uno dei Comitati e associazioni ambientaliste. Il fronte del no scese in piazza ad Aprile, marciando in una grande manifestazione partecipata. Successivamente sono state inviate al Ministero richieste di approfondimenti scientifici sul rischio sismico, si è tenuto un incontro con il Presidente dell’Ingv e il Mise, per effettuare nuove verifiche sulle aree interessate dall’opera della Snam, alla luce degli ultimi terremoti nella nostra zona, dato che dalla Valutazione di Impatto Ambientale è passato troppo tempo. Sono state avviate, poi, le procedute per far partire il monitoraggio dell’aria, in sinergia con Arta Abruzzo. Abbiamo continuato a chiedere al nuovo Governo di esprimersi politicamente su questo progetto, esplicitando una posizione netta in merito ad una politica energetica sostenibile che salvaguardi le aree interne fragili, da preservare dal punto di vista ambientale. Ora apprendiamo la sconcertante notizia che la Tap si farà perché costa troppo rinunciare al progetto” prosegue il sindaco Annamaria Casini. “A questo punto ritengo sia urgente definire una piattaforma complessiva di confronto tra le istituzioni locali e le attuali forze di maggioranza al Governo non solo in merito al progetto Snam, ma anche al Tribunale di Sulmona, alla sicurezza delle nostre autostrade, al punto nascita nell’ospedale peligno, alla sanità, allo sviluppo della nostra area montana, per conoscere quale sia la loro reale idea per il futuro del nostro territorio e chiedere azioni coerenti e conseguenti”.
Perchè la sindaca Casini non ci spiega il motivo per il quale l’assessore regionale Andrea Gerosolimo, che l’ha messa con i suoi voti a fare la sindaca di Sulmona, non andò alla riunione indetta dal Governo Gentiloni proprio per esaminare la questione di “TAP”, il 22 dicembre 2017? E per quale motivo lasciò che andasse il presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, che fece scena muta? Non sarebbe stato più utile dimettersi, invece che da sindaca (con la magra figura di ritirare le dimissioni senza alcun segnale positivo, come poi ha replicato l’estate scorsa), da partner politico di Gerosolimo, anzi proprio da creatura politica di Gerosolimo (ad ognuno i propri livelli di creatività…)? E visto che c’è, ci spieghi anche il motivo per il quale ha affidato il ricorso al TAR senza far chiedere una sospensione dell’esecutorietà del provvedimento del Governo, di modo che a fine inverno il Governo è andato avanti come un caterpillar e tra poco i caterpillar li manderà a scavare per la costruzione della centrale di spinta.
Noi qualche risposta l’avremmo: 1) Gerosolimo non è andato alla riunione del Governo perchè sapeva benissimo che quella del metanodotto e della centrale di spinta era una battaglia persa e non voleva legare il suo nome a questo disastro (ma ci sono i giornalisti che servono a questo, per chi vuol essere immemore); 2) Giovanni Lolli fece scena muta perchè la centrale di spinta non era un problema dell’Aquila e, come egli ha detto, “L’Aquila sta prima di tutto”, e dunque è un cialtrone politico; 3) Non chiedere la sospensione del provvedimento rispondeva ad una precisa scelta di non creare fastidi in un quadro generale di collaborazione di quel governo con la strategia di fare dell’Italia uno smistamento di impianti di gas da consumare in altre nazioni d’Europa, posto che il fabbisogno di gas dell’Italia è più che soddisfatto con gli impianti attuali.
E soprattutto non interrompere i lavori di costruzione del metanodotto e della centrale di spinta rispondeva alla esigenza di Luciano D’Alfonso di fare terra bruciata della Valle Peligna, con la soppressione di autostrada, la deviazione del collegamento ferroviario tra Pescara e Sulmona, l’accumulo di fanghi venefici alla discarica delle Marane dopo il prelievo dal porto di Pescara. Poi Annamaria Casini potrà strapparsi le vesti quanto vuole e gridare al tradimento dell’attuale Governo. Non incanterà mai i giornalisti che annotano i fatti, li ricordano, e li rinfacciano quando serve. Tutto il resto, come diceva Califano, è noia; e anche bieca speculazione politica.

Una attrezzatura cento volte più piccola della centrale di spinta e più che sufficiente ai consumi della Valle Peligna






