CONDOTTE OBLIQUE RISPETTO ALLA TRASPARENZA AMMINISTRATIVA PER L'”AFFAIRE SNAM”
29 GENNAIO 2026 – Se non esiste trattativa per quantificare quello che la Snam dovrà pagare al Comune di Sulmona, il sindaco aveva ed ha il dovere di dirlo. Se non lo ha detto, vuol dire che la trattativa esiste, sia pure in una fase non decisionale. E allora il sindaco ha il dovere di dire quali siano le disponibilità del Comune ad accettare la “compensazione” tra il danno ambientale e il risarcimento (o indennizzo) al Comune. In una comunità nella quale chi governa ha a cuore le esigenze e le aspettative di chi è governato, un sindaco dovrebbe anche delineare le destinazioni del risarcimento o dell’indennizzo, perché anche questo aspetto fa parte della valutazione circa la convenienza di una trattativa, tanto è vero che su queste colonne abbiamo già prospettato l’evenienza che quei soldi serviranno solo a risanare il macroscopico deficit continuamente prodotto dall’ente pubblico territoriale per i servizi che gestisce male (e ad allentare ancora di più i freni nelle spese future). Ma nessuno si illude di vivere, oggi, in una società così trasparente, nella quale si conosca un programma che possa riscuotere l’adesione o il contrasto dei governati; forse neanche in Svezia (dove può capitare che un ministro, già capo del governo, sia così a contatto con la gente da essere ucciso all’uscita dal cinema) si realizza una condivisione così ampia dei programmi e della loro attuazione.
Da noi sarebbe sufficiente che un sindaco non risponda con un sorriso ad un attivista che gli fa domande sulla trattativa segreta con la Snam. Il sorriso denota compiacimento nella propria facoltà di non rispondere: sembra lo stesso sorriso che il vice-sindaco Berardi opponeva allo stesso attivista che gli chiedeva conto delle stranezze compiute per l’affaire di Roncisvalle. E’ lo stesso sorriso di Mario Monti che rispondeva ad un giornalista: “Lei può fare tutte le domande che vuole”, sottintendendo che lui poteva non dare tutte le risposte che voleva. E del resto, Monti si era fatto nominare senatore a vita prima di rivestire il ruolo di capo del governo, dunque senza passare per le elezioni.
Al di là di queste connotazioni esteriori del modo di intendere il rapporto con il dissenso, la coltre di silenzio che copre la trattativa per la “compensazione” denota un approdo indiscutibile: il sindaco ritiene di non dover rispondere su questo tema perché sa che non dipenderà dalla sua correttezza istituzionale il risultato di un nuovo vaglio elettorale al quale vorrà sottoporsi. Come è stato eletto con i voti di Gerosolimo e non con i suoi (perché non ne ha mai collezionato alcuno non avendo mai speso un’ora del suo tempo in politica), così sa che potrà essere confermato con i voti di Gerosolimo comunque si comporti. Se Gerosolimo glieli darà.
Il guasto del sistema rappresentativo sta proprio in un panorama così chiaro.
Non che il sindaco avesse l’obbligo di rispondere ad un attivista per strada o il vice-sindaco ne avesse di rispondere in aula consiliare alla fine di un dibattito. L’uno e l’altro avevano l’obbligo di convocare una riunione del Consiglio comunale per discutere sulla eventualità di accettare un indennizzo dalla Snam e, prima del voto di quel consiglio, di raccogliere indicazioni ed ascoltare, tale è l’importanza di un orientamento espresso dagli altri eletti, ma anche dai cittadini non eletti, in una materia che riguarda l’attualità, ma anche le generazioni di sulmonesi che verranno.
Invece, all’insaputa del Consiglio e dei Sulmonesi, il Comune tratta per un risarcimento e lo fa in rappresentanza di una comunità forse, anzi sicuramente ostile anche al solo sedersi attorno ad un tavolo per trattare.






