PIU’ DI NAPOLEONE, “DI QUEL SECURO IL FULMINE TENEA DIETRO AL BALENO” – LE SCARICHE DEI CANADAIR
2 SETTEMBRE 2026 – C’è qualcosa che convince poco nei piagnistei del direttore della Protezione civile abruzzese nelle fasi più delicate dell’incendio del Morrone versione 2026. Maurizio Scelli si è prima lamentato della scarsa presenza dei Canadair; ma dopo un po’, al placarsi delle fiamme più alte, ha subito gridato vittoria, sostenendo che la calamità era stata ricondotta sotto controllo e bisognava monitorare alcuni focolai. Al punto che la parte politica di questa sceneggiata (sindaco di Sulmona, consigliere regionali e corredi vari) stava già preparando gli encomi (peraltro tutti meritati) per il personale che con abnegazione si è votato all’impresa non facile di duellare con le fiamme. Ma: o Scelli parlava senza cognizione di causa, oppure, conoscendo la situazione, ha usato toni trionfalistici del tutto inadatti alla situazione. Scelli ha un vero culto delle relazioni con la stampa: dall’incontro in Iraq con le due Simone (Torretta e Pari) appena liberate, nel quale nella migliore delle ipotesi si è trovato un reporter a passare per caso e, nella peggiore, le telecamere sono state convocate per questione di immagine e di notorietà; alla conversazione davanti allo stabilimento “Crodo” di Sulmona nella quale gli operatori del TG3 lo riprendevano mentre al cellulare parlava con una imprecisata controparte per il riassorbimento dei dipendenti in vista dell’abbandono dello stabilimento; alla decisione di rimanere in Iraq da commissario della Croce Rossa italiana, mentre tutte le altre… Croci rosse eseguivano il deliberato dell’organismo internazionale; e così via, a tutto quello che ha detto, sempre ai giornalisti, quando è diventano direttore della Protezione civile in Abruzzo.
Sembra che prima del lampo, cioè dell’evento, per Scelli venga il tuono, cioè la risonanza. Di questo novello Napoleone, non si può neppure dire che “di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno“. Infatti, ha una operatività a… scoppio anticipato: prima la pubblicità, poi l’azione. Fosse solo questo, si potrebbe pure lasciar passare. Ma ha la presunzione di dare anche i voti agli altri mentre il Morrone brucia e la Valle Peligna è invasa di pestilenziali fumi, ormai ristagnanti; mentre una montagna in gran parte incontaminata e protetta perchè inserita nell’area di un Parco nazionale è rimasta priva di vegetazione e i grandi risultati di questo agosto 2026 sarebbero la scongiurata evacuazione di Roccacasale. Giudice, risponde alle prese di posizione (per esempio, sulla polemica tra consorzio di bonifica e sindaca di Pratola), ma non precisa quale sia il suo ruolo, oltre quello di farsi riprendere con i suoi eroi.
Questo giornale che è stato “vergin di servo encomio” quando ammirati cronisti appuntavano nei loro taccuini le magnifiche sorti e progressive del direttore della Protezione civile, lo è ancora di più di “codardo oltraggio” quando la coltre di fumo si dirada e il paesaggio lunare del Morrone appare in tutta la sua cruda realtà.
Nella foto del titolo una fase dell’incendio del Morrone dopo l’annuncio che era sotto controllo.
Nella foto in basso una intervista (a “Il Centro”): “Adesso mandiamo gli aerei a distanza di mezz’ora”, ma guarda caso l’ultima giornata di fiamme è stata quella nella quale ben tre sono stati i Canadair che hanno scaricato “tutti insieme”. Ventitrè giorni dopo le prime fiamme…







