RESCIGNO, QUELL’ANTICO AFFETTO PER SULMONA

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SCOMPARE UN GRANDE STUDIOSO DI DIRITTO, INVITATO AD UNA CONFERENZA NEGLI ANNI CINQUANTA E POI AFFASCINATO DALLA STORIA CITTADINALA VISITA AL PENITENZIARIO NELLE STANZE DEL “FINE PENA MAI”

27 AGOSTO 2026 – Si è spento a Roma, dove viveva, il prof. Pietro Rescigno, tra i massimi studiosi del Diritto civile in Europa, autore di fondamentali testi di Diritto privato collocabili su livelli di diverso approfondimento: dal “Manuale” che a lungo ha costituito la base per la conoscenza di tutte le “matricole” universitarie, alle monografie, al monumentale “Trattato”. Fu suo il primo, consapevole sguardo sui “beni comuni”, verso i quali conferirono energie e preziosi contributi studiosi come Rodotà, Mattei, D’Andrea. Rescigno è rimasto fino all’ultimo impegnato, sebbene con l’equilibrio e la ponderatezza che lo caratterizzavano, in una difficile trincea perchè le linee della Costituzione trovassero spazio e sostanza nella legislazione contemporanea. Molto conferì al primo Commentario alla riforma del Diritto di famiglia, pubblicato a tempo di record nel 1975, sia pure con progressivi tomi che furono subito adottati presso “La Sapienza” e che ancora adesso vengono citati nelle più accreditate riviste specializzate.

La relazione tra il prof. Pietro Rescigno e Sulmona è vestita ancora del paradosso che a ricordare dei suoi contatti con la componente più confessionale della cultura cittadina fu proprio l’accademico al quale mai nessuno offrì il Premio Giuseppe Capograssi, pur essendo chiaro che a beneficiare di quella investitura sarebbe stato il Premio e non il Professore.

Rescigno, giunto a Sulmona nel 2013 in veste del tutto privata, accolse l’invito a visitare la Casa Capograssi (nella foto del titolo mentre posa accanto al busto del giurista sulmonese) e sfogliò le pagine della memoria fino agli “ultimi anni Cinquanta o primi Sessanta“, quando fu proposto per una conferenza dall’Accademia Cateriniana di Cultura, guidata dall’arcidiacono della Cattedrale, Don Antonino Chiaverini. Annota Donato Carusi, Ordinario di Privato a Genova, sul “Fatto quotidiano” di oggi: “Da cattolico prese posizione in favore dei valori laici, ad esempio per l’abolizione del privilegio costituzionale della Chiesa”. Proprio in questo stava la autorevolezza dello studioso, che ha conservato sempre la libertà e (questo sì, vero privilegio) il conforto di non anteporre ideologie che non fossero quelle trasparenti dalla Carta costituzionale (se di ideologie si può, al riguardo, parlare).

Come per Carlo Mezzanotte, docente universitario e vice-presidente della Corte Costituzionale, il “Capograssi” perse una occasione di crescita e maturazione; ciò non di meno, la città e l’Abruzzo (negli annuali soggiorni estivi del docente e della sua famiglia a Pescasseroli) hanno continuato a tessere con il prof. Rescigno i fili di una relazione molto proficua sotto l’aspetto culturale: come quando, pur avanti negli anni (nel 2016, dunque dopo gli 88), l’accademico volle seguire passo passo, anche nell’accidentato terreno degli “scavi di Ovidio”, la rappresentazione di “Tempeste“, prima tra le manifestazioni per il Bimillenario della morte di Ovidio (e non mancò di esprimere la sua sorpresa per l’assai curiosa collocazione di un serto d’aglio sulla statua del Vate in Piazza XX Settembre). Oppure, qualche anno prima, quando il prof. Rescigno visitò l’Abbazia celestiniana e, più che nel refettorio o nella cappella Caldora, si trattenne, assorto, nelle stanze dove fino a venti anni prima erano ospitati i detenuti (anche quelli con il “Fine pena MAI”) e dove ancora nelle targhe, agli ingressi, si leggevano (si leggono?) i nomi.

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