PARAGONI SUI MASS-MEDIA PER LA DE-INDUSTRIALIZZAZIONE IN VALLE PELIGNA E AL NORD
2 SETTEMBRE 2026 – Di quanto i problemi dell’occupazione in Valle Peligna siano stati un… affare solo dei Sulmonesi è prova il riscontro che si può notare nei mass-media di questi anni. 1977: l’ACE chiude i battenti con i mille dipendenti, per lo più donne, e sui telegiornali, allora ancora del monopolio Rai, non c’è traccia alcuna di questa catastrofe (se rapportati quei posti di lavoro persi, rispetto a quelli totali della zona). Qualche anno dopo chiude anche la Borsini, nella quale erano stati travasati poco più di duecento dei licenziati dall’ACE: silenzio su tutti i fronti giornalistici nazionali. Per RAI e Mediaset i duecento posti persi tutt’insieme nella Cosmo deve essere stata roba di… un altro cosmo. Dagli oltre mille dipendenti della FIAT si è passati oggi a poco più di 300, tra l’altro senza neppure la FIAT, che ha ceduto.
Oggi TG3 propone un servizio, con ampie riprese e interviste per la mobilità di 38 (diconsi trentotto) dipendenti della MAPAL, azienda tedesca inserita nell’automotive. E altri ne ha proposti nei mesi scorsi per stabilimenti disseminati in tutto lo Stivale.
Poi è incominciata la fase due della de-industrializzazione: quella della collocazione di discariche, inceneritori, depositi di gomme da bruciare periodicamente facendo finta che si trattasse di eventi fortuiti, impianto di pompaggio di gas (che tra dieci anni dovrà essere bandito come fonte di energia). E qui addirittura sono i notiziari anche regionali che… tacciono in sette lingue.
Nella foto del titolo una delle tante manifestazioni davanti ai cancelli dell’ACE, quando vi lavoravano mille operaie.






