Franco Iezzi non fa il gran rifiuto

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scritte avvocatiIL BELLO DELLA DIRETTA SU RAI DUE

17 LUGLIO 2013 – Davvero originale il modo di intendere la diretta della Rai, che ieri in “Divieto di sosta” si è collegata dagli studi della seconda rete in Piazza Garibaldi per parlare di Sulmona sul tema della puntata del programma, cioè il lavoro.

C’erano vicino alla fontana, nel centro della ex Piazza Maggiore, avvocati e cancellieri che volevano portare il loro drammatico messaggio per la imminente chiusura del tribunale, ma l’abbiamo saputo solo da chi era andato, perchè, se fosse stato per la Rai, si poteva vedere solo un gruppo, nella panoramica di tutta la piazza e i cartelli dei cancellieri ovviamente li potranno esaminare solo gli esperti del ROS se sarà loro affidata una perizia per indagare sul reato di “leso collegamento diretto”.

Tenuti a debita distanza

Operatori del diritto di varia estrazione hanno cercato di incrociare la traiettoria delle telecamere, ma non è stato possibile, pare anche per l’intervento di agenti di polizia municipale (onde c’è da chiedersi perchè quelle persone bizzarre che si posizionano dietro i giornalisti da Piazza Colonna o ormai un po’ da tutta Italia lo possono fare e a Sulmona la Rai può invece tenere a distanza chi si trova in una pubblica piazza). C’era anche da interrogarsi per il modo con il quale il tema del lavoro, quello autentico e drammatico, è stato tenuto a (in)debita distanza in un programma sul lavoro e a che cosa possa servire una costosa diretta se tutto risulta confezionato come in studio, senza la freschezza, l’imprevedibilità, il colpo di genio del conduttore in strada, che sono il succo dei successi di qualche programma di altre emittenti. Questi non dovrebbero essere solo problemi della RAI, ma anche nostri, che siamo sempre chiamati a ripianare bilanci in rosso. Ci siamo anche sorbiti l’introduzione dallo studio, nella quale la teoria del “repetita iuvant” l’ha fatta da padrona: “Oggi è in discussione nella giornata odierna”, forse per sottolineare che non è successo domani; e subito dopo “Quest’oggi.. ”, perchè l’oggi, si sa, può essere pure di ieri.

Ci ritroviamo pure una Majella di malaffare

Se non abbiamo potuto sentire quello che dicevano cancellieri e avvocati in Piazza Garibaldi ieri, nessuno ci ha impedito di rifarci e di godere un’altra esibizione pubblica del Presidente del Parco Nazionale della Majella, Franco Iezzi, che deve aver preso molto male l’incarico regalatogli dal Ministro Prestigiacomo, visto che appena può scappa dall’ufficio e si posiziona davanti alle telecamere. Ci ha risparmiato di tornare sulla fonte dei “Medicamina faciei” perchè dopo aver letto le nostre note al riguardo (principalmente: “Franco Iezzi sposta Ovidio di cent’anni” nella sezione OVIDIO di questo sito e “Franco Iezzi soccombe al fuoco dei cannoni di Navarone” nella sezione SPIGOLI) deve aver riscontrato che Galeno è nato cent’anni dopo Ovidio, oppure deve essergli apparso in sonno Ovidio per redarguirlo con qualche verso bene assestato. Ma non si è lasciato sfuggire l’occasione di sfoggiare una aneddotica che neanche le guide del Cairo hanno lo stomaco di propinare ancora. Oltre tutto ha rappresentato la Majella come “una donna con le braccia aperte che accoglie tutti”; il che magari non è il massimo per gli abruzzesi che si ritrovano una candidata al postribolo ogni volta che alzano gli occhi a vedere le linee dell’orizzonte, da ogni parte della Regione e credendo ancora al mito di una Majella che si chiama così perchè rappresenta una icona della dea Maja, il che non è leggenda ratificata dalla comunità degli studiosi, ma almeno ha il fascino del mito, fa sognare, eleva, dà senso di appartenenza, forse per questo richiama anche un po’ di turisti se proprio la si vuol mettere in senso utilitaristico.

Mentre cancellieri e avvocati ostentavano cartelli e disciplinatamente chiedevano di portare i veri problemi del lavoro di Sulmona all’attenzione delle telecamere, in un programma sul lavoro, nei quaranta secondi di ulteriore intervento Iezzi ha ripreso l’accoglienza della Majella (che deve essere stata considerata dagli spettatori allupata, ma non nel senso di essere popolata da lupi), giocando la carta per il decisivo naufragio: la Majella posto di anacoreti ed eremiti, quindi (hanno capito i più) per buona parte inaccessibile o accessibile da forti alpinisti e, quanto a turismo di massa, arrivederci e sta bene dove sta. Insomma, pure come promotore turistico Franco Iezzi si farebbe apprezzare di più per la sua assenza.

Non hanno pane? Date loro le brioches

Ma la cosa che ha superato ogni altra considerazione riguarda proprio quel suo parlare davanti a persone drammaticamente prese dal problema della soppressione del tribunale. Un politico che, sia pure a stento (ma che c’entra?), è riuscito ad entrare nel consiglio comunale, un amministratore di una delle più floride banche d’Abruzzo (commissariata da Bankitalia quando lui stava al CdA, ma che c’entra?), un manager di uno dei nuclei più industriali e più sviluppati del centro-sud (che in quanto a sviluppo ha fatto i passi da gigante del…gambero; ma che c’entra?), un Presidente di un parco nazionale dal quale gli animali corrono per rifugiarsi nel parco nazionale più vicino (questo non c’entra, perchè ce lo siamo inventato noi); un protagonista così avrebbe dovuto prendersi la responsabilità della diretta e sbottare: “Basta a dire cose melense, abbracciamo i lavoratori e, con loro, la città che perderà il suo tribunale: girate le telecamere e riprendeteli tutti, con i loro cartelli. Io non parlo se non con loro; se chiudete il tribunale mi dimetto dal Pdl e se Prestigiacomo mi ha prestato la presidenza io gliela ridò”. Sarebbe passato alla storia di Sulmona, poteva una volta per tutte diventare sindaco e deputato (vabbè, si fa per dire). Invece niente: dopo l’intervista, unico caso della storia delle interviste in diretta, è rimasto dietro l’intervistatrice, ma dalla parte della fontana, a distanza dal gruppo di manifestanti che ha guardato un po’ schifato, quasi ad osservare: “Conservare i posti di lavoro? Impresa ardua, fatevelo dire”.