L’aggiuntività viene da lontano

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PICCOLI ANEDDOTI IN MARGINE ALLE SUPERCAZZOLE DI D’ALFONSO

12 GIUGNO 2015 – Questo fascino per le giunte tematiche territoriali ci conturba ormai da un anno:

a Campo di Giove D’Alfonso cercò di farne una tra i fischi dei valligiani che non volevano mollare sulla guardia medica; tanto meno essere infinocchiati da Gerosolimo che parlava di una sorta di distributore automatico di ricette e medicinali, in sostituzione del medico. Ma la “aggiuntività” di oggi ci colpisce al cuore. D’Alfonso deve averla implorata come parola magica in un ritiro spirituale che fa ogni tanto, con scarsi risultati, perché poi dà del bugiardo ad un interlocutore (per esempio a Palazzo San Francesco, cioè proprio in un luogo che, se non altro per il nome, dovrebbe ispirargli più carità verso il prossimo).

Se non fosse perché abbiamo tra i lettori anche diverse signore, alcune molto belle, avremmo già raccontato la storiella che girava decenni fa. Non vogliamo deludere nessuno sullo stile, che in un giornale è necessario come l’inchiostro; vorrà dire che per una volta occhi muliebri non andranno avanti nel leggere.

Dunque di una forma primordiale di aggiuntività parlava un consigliere comunale, che, per vincere la diffidenza della moglie sui suoi progetti di carriera politica, disse appunto che avrebbe fatto il membro alla giunta. E la donna, ancora più scettica e seccata, soleva dire ad amici e conoscenti: “Quello deve fare il membro alla giunta? dovrebbe piuttosto fare l’aggiunta al membro…”. Il poveretto non entrò mai a far parte della giunta; nessuno sa se fece il resto.