Stanotte D’Alfonso ha coniato l'”aggiuntività”

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GIUNTA TEMATICA ASSERRAGLIATA ALLA BADIA: STRAVINCE IL VOCABOLARIO DELLA SUPERCAZZOLA PER FAR SPERARE IL CENTRO-ABRUZZO. E POI ATRI. E POI ORTONA

13 GIUGNO 2015 – La giunta regionale sarebbe disposta a rivedere il programma di perimetrazione territoriale, anche dei poli di attrazione,

aggiustando il tiro rispetto alla soppressione pura e semplice dei punti nascita, per esempio di quello di Sulmona. Vorrebbe prima considerare le potenzialità del territorio, tra le quali è compresa quella del bacino sciistico di Roccaraso, Rivisondoli  e Pescocostanzo, che costituisce una “aggiuntività” di 80.000 presenze, come ha esposto il presidente Luciano D’Alfonso nei venti secondi di microfono del TG3, durante i quali nessuno lo interrompe e gli impedisce di allestire voli pindarici per far vedere a tutti l’uccellino e far pensare che i disagi delle imminenti soppressioni saranno ricompensati. Se non proprio in questa vita, in quella che attende tutti in spazi più ampi e senza bisogno di ospedali, strade e ferrovie.

Eravamo impegnati a cercare sull’ I-pad questo termine della aggiuntività e siamo cascati nel tranello verbale e verboso di Luciano D’Alfonso che, ormai lo dicono pure quelli che lo hanno sostenuto a Sulmona nella campagna elettorale di un anno fa, cerca di nascondere dietro le parole il fine di ridimensionare in via definitiva un territorio privo di popolazione e di peso politico, avendo già messo in cantiere che qualsiasi reazione non porterà scombussolamenti da dover giustificare a Matteo Renzi.

Dunque, l’aggiuntività dovrebbe significare che un ospedale è bene tenerlo aperto, perché, siccome a Roccaraso vanno molti sciatori visto che è la più grande stazione sciistica del centro-meridione, se si rompe una gamba uno ogni mille, sono 80 le fratture da riparare, in aggiunta alle fratture provocate dal ghiaccio non rimosso dal sindaco Giuseppe Ranalli (che non per niente si collega a D’Alfonso in termini politici e pende dalle sue grucce).

Un altro criterio di interpretazione di questa aggiuntività potrebbe risiedere nella strategie di tenere… giunte (tematiche) in varie città d’Abruzzo. Nella Valle Peligna la giunta tematica di oggi ha delineato una possibilità di salvare il punto nascite e, in genere, l’ospedale, perché c’è un bacino di utenza in più in inverno; domani ad Atri un’altra giunta regionale tematica sosterrà che il punto nascite non si tocca perché in estate, signora mia, con tutta quella gente sulla spiaggia spunta sempre qualche gravidanza; e poi a Ortona non si può rinunciare alle gravidanze perché c’è l’aggiuntività del porto, quindi dello sbarco di clandestini, tra i quali donne incinte.

Fuori dal faceto, queste giunte tematiche dislocate in territori vari sono soprattutto una ipocrisia: si tengono in luoghi inaccessibili, come a Sulmona la Badia, dove finora si era asserragliato solo Franco Iezzi con una gestione del Parco Majella fatta di immagini studiate e compilate a tavolino, con spostamenti strategici dei camosci dalla Majella al Sirente (come a dire: sfrattati dal parco) e una coltre di silenzio sulla morte di un orso per fucilate nel territorio del Parco. D’Alfonso non fa di meglio e produce blitz che sono centellinati in quanto ad esposizione alla pubblica opinione: il tempo di uscire da un portone per salire sull’auto blindata, come da Palazzo San Francesco due mesi fa. Gli studiosi di diritto costituzionale tra cinquecento anni studieranno questa fase come una riedizione dei castelli con i ponti levatoi, ma inutilmente si interrogheranno sul perché questi regimi si chiamassero ancora democratici. E penseranno che sia stata questa l’anteprima di un diverso modo di fare politica: quello di mettere i palazzi del potere su Marte e Giove e lanciare moniti e programmi per chi li voglia eseguire: attraverso il TG3 del 2500.

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