IL FUGACE TOCCO DEL SACRO NEI LUOGHI DEL QUOTIDIANO

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EFFETTI DELLE PROCESSIONI CHE TRANSITANO LUNGO IL CORSO E NEL CENTRO STORICO

6 APRILE 2026 – Le processioni del terzo millennio non sono soltanto un fatto folkloristico e teatrale; o, almeno possono elevarsi da quel ruolo se assumono i valori di un trasferimento del sacro nel quotidiano.

Quando la città riprende i ritmi consueti, i luoghi delle processioni tornano nella loro anonima normalità; ma è difficile separare le immagini del sacro che vi è stato rappresentato. Sono gli stessi angoli, sono la stessa pavimentazione di porfido e le facciate dei palazzi a costituire la scena di un allestimento che ha per protagonista la divinità, di modo che si potrebbe dire che per una serata la città è la scena nella quale si stagliano le storie che nel resto dell’anno appaiono lontane nel tempo e nei luoghi.

Le processioni hanno la grande missione di estendere un messaggio religioso al di fuori delle chiese, dove si va consapevolmente per celebrare un rito sacro. Lungo il Corso e nella decina di strade che ad esso si intersecano e tra loro si intersecano la sofferenza che emana dalla statua del Cristo, il dolore che si irradia da quella della Madonna vengono proposti con impeto ad un pubblico che, proprio perché straordinariamente più numeroso di quello che frequenta le chiese, è il destinatario di una presenza sacrale resa ancora più imperiosa dalle note del Vella e di Chopin e dal Coro del Miserere.

Passano, quelle statue, negli stessi spazi che il giorno prima e quello successivo hanno fatto e faranno da sfondo alla vita normale, ad affanni non inferiori a quelli che gli spettatori delle processioni pensano di vivere nel vedere i segni della passione. Si provi a calcare le tavole di un palcoscenico qualche ora dopo l’allestimento di una grande tragedia di Shakespeare: non possono non risuonare le frasi del grande Bardo e, se si presta attenzione, lo spirito. Attraversare il Corso la mattina successiva all’incedere strusciate dei Trinitari sembra replicare il transito di una serie di figuranti che si sono impadroniti dei luoghi e rendono più vero l’antico messaggio: “quando due di voi si riuniranno nel mio nome, io sarò tra loro”, nei luoghi di lavoro, nei luoghi della sofferenza, anche nei luoghi del transito occasionale e distratto.

Forse queste essenziali considerazioni dovrebbero precedere (e, quindi, evitare) le valutazioni sulla inutilità delle processioni al tempo di internet, quando tutto si può vedere pur se si svolge lontano: la fisicità delle processioni nei luoghi del vivere di una comunità è il contatto con la vita di tutti i giorni, del giorno prima e del giorno successivo, del lieto vivere e delle angosce, delle piccole speranze, dei bilanci dolorosi, dell’alfa e dell’omega di ogni vita individuale.

Nella foto del titolo il coro del Miserere nella stretta Via Ciofano: sulla sfondo la statua della Madonna

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