IL DONO DELL’EPIFANIA – IL PRIMO AFFRESCO FRANCESCANO SULLA TRECCANI VIENE DA CASTELVECCHIO. PERCHE’?

638

GRANDIOSA ENCICLOPEDIA NEL CENTENARIO DELLA FONDAZIONE E NELL’OTTAVO CENTENARIO DEL POVERELLO DI ASSISI – L’AMBIENTE SPIRITUALE DELLA VALLE DELL’ATERNO E GLI INSEGNAMENTI CONTRO I PREDATORI DEL TERZO MILLENNIO

6 GENNAIO 2026 – Porta il profumo delle cose uscite da poco dalla tipografia l’Enciclopedia Francescana della “Treccani”: due volumi di un fantastico viaggio attraverso l’Italia e il mondo per raccontare gli ottocento anni di una rivoluzione spirituale ancora in evoluzione e per dire che, se si vuole, si può essere poveri e coerenti, anche senza meritare solo per questo il regno dei cieli.

La prima delle oltre cento tavole a colori, sparse in queste 1300 pagine di intensi profili, riproduce un affresco della seconda metà del XIV secolo. Ognuno lo può visitare nella “Cappella dei Conti di Celano” nel convento che al santo di Assisi è dedicato in Castelvecchio Subequo. Seguono altri affreschi, altre riproduzioni di manoscritti, ripresi in Santa Croce a Firenze, alla National Gallery di Londra, a San Damiano in Assisi e in tutto il resto del mondo. Ma il primo viene da Castelvecchio e appartiene a quell’ambiente spirituale che ancora oggi si respira lungo le sponde dell’Aterno, qualche chilometro prima che il fiume, dopo aver attraversato anche l’eremo di San Venanzio, si getti nel Pescara E’ di “Maestro di Campo di Giove” e raffigura “Francesco giovane bastonato dai briganti”.

Vale un viaggio questo affresco? Sì, merita che si parta dalle tante chiese che a San Francesco sono dedicate per scoprire come e perché il Santo si sia recato di persona a Gagliano; come e perché, ancora oggi, quando Angelo Branduardi canta le res gestae del poverello, evochi il miracolo di “Maria di Gagliano che aveva sete trovò una fonte che era prodigiosa”. Non è una operazione editoriale divulgativa, questa Enciclopedia Francescana e non è presentata solo per vendere in occasione dell’ormai imminente 4 ottobre 2026, come tante biografie che si sono affrettati a scrivere in tanti da qualche mese. E’ destinata, come le migliori edizioni dell’Istituto che ha appena compiuto i 100 anni, a rimanere nella storia culturale; ad orientare nuovi studiosi che cercheranno di capire quale fu il fenomeno di quella rivoluzione senza ghigliottine, anzi distante dagli eccessi che nella stessa Chiesa, come sempre accade, hanno accompagnato i sommovimenti più importanti.

E’ scritta senza timori reverenziali, come quando tratta Liliana Cavani, per esempio, con i suoi film e la censura che le veniva riservata. E’ scritta con molti riferimenti ai “lesseni bosco, foresta e selva” che segnarono il contatto con la natura riscoperto da Francesco e lasciato ad altri eccessi, quelli ambientalistici, che oggi spingono i non-poveri del terzo millennio a deridere la cura ecologica del primo papa chiamato Francesco e di molti cristiani che si battono contro lo sfruttamento irreversibile delle risorse. Lungo le sponde dell’Aterno, oggi ingrossato all’inverosimile (nella foto in basso), si fa un cammino che porta a riflettere sulle ultime imprese dei non-poveri del mondo: la rapina del petrolio venezuelano, la colpevole sottomissione al cow-boy americano dei governi “amici”, quello italiano compreso; l’ipocrisia del garantismo che vieta le manette agli imputati in aula e scherma quelle dei condannati durante le traduzioni, ma mostra con orgoglio quelle applicate ad un capo di Stato da banditi vestiti di stelle e strisce giunti a rubare risorse agli indios. Parlare di francescanesimo lungo le sponde dell’Aterno vuol dire rifiutare i modelli che oggi si affermano; ma non è un caso che nessun “Cammino di Castelvecchio” sia mai stato tentato, sebbene lungo questa via sia passato, qualche anno dopo Francesco, Celestino V, papa che aveva scelto Sulmona per raggiungere la sua consapevolezza e per i contatti con la gente di Pratola, secondo quello che racconta Ignazio Silone nell’ “Avventura di un povero cristiano”. Di Benedetto, nella sua “Storia civile di Sulmona”, formula l’ipotesi che Celestino abbia scelto proprio il Morrone e Sulmona perchè qui si trovava l’apoteosi dell’Abruzzo svevo e uno dei centri di potere imperiale. Dunque qui bisognava predicare più che altrove.

La tavola della “Treccani” rimette al centro la Valle che fu scelta anche da Francesco e che reca ancora, poco distante da quell’affresco, a Gagliano Aterno, un magnifico complesso conventuale, dedicato a Santa Chiara, con linee architettoniche che richiamano il Borromini, per più di un secolo lasciato nell’abbandono e riscoperto e restaurato dal Corpo Forestale negli anni Ottanta per farne una scuola dove si insegnava anche l’ecologia pur senza nessun intento di interloquire con i lupi e di farseli amici.

Non c’è un “Cammino di San Francesco” o un “Cammino di Celestino V”, ma le persone libere possono scegliere i loro percorsi e spiegarsi come e perché questa valle sia stata al centro del mondo spirituale nel XIII secolo e una grande opera editoriale cominci da qui. Si potrebbe prendere lo spunto da una… strana concomitanza di quel XIII secolo: lo splendore della Sulmona sveva, con l’apice della Curia imperiale, unito all’afflusso dei più importanti padri spirituali di tutti i tempi, per ricavarne la sconsolante conclusione che ancora oggi Sulmona nega una strada a Manfredi di Hohenstaufen (dopo sindaci bigotti democristiani, ma anche osservanti socialcomunisti e sedicenti civici) e riservi un budello a Federico II, laddove L’Aquila gli dedica il Corso, pur non potendo vantare alcun legame filiale.

Please follow and like us: