IN QUEL CONVENTO C’E’ ANCORA LO SPIRITO DI SANTA CHIARA

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VISITA  NEI LUOGHI FRANCESCANI

4 AGOSTO 2013 – Il complesso di manifestazioni per “Il Cuore di San Francesco nella Valle Subequana” si abbina ad alcune delle più significative occasioni di conoscenza e di riflessione sulla vita del “santo poverello”, ma anche di Santa Chiara (nella foto del titolo una ripresa del chiostro prima dei restauri degli anni Ottanta) e ai loro contatti con la silenziosa, appartata e perciò più incontaminata Valle dell’Aterno. Un appuntamento dall’alto valore spirituale sarà la visita al convento di Santa Chiara, grandiosa costruzione (ovviamente rispetto al contesto urbanistico medievale) in Gagliano Aterno, cioè proprio dove si ha prova sicura del passaggio di San Francesco.

Sabato scorso in una rara visita guidata nell’ambito delle iniziative organizzate dal convento di San Francesco a Castelvecchio Subequo sono stati mostrati i grandi corridoi, le stanze, le cappelle, l’oratorio, il cortile delle clarisse: per moltissimi decenni il convento è rimasto disabitato, fino agli anni Settanta, quando sostanzialmente presentava uno stato di degrado avanzato. Di lì a qualche anno fu sottoposto ad una vigorosa opera di restauro, che ha consentito di destinarlo a scuola della Guardia forestale e tale uso fu inaugurato nel 1992. Ora dal punto di vista architettonico è il cuore pulsante di Gagliano; ma sotto il profilo spirituale evoca le tantissime storie di clarisse che provenivano da importanti famiglie di tutto il centro-Italia, negli ultimi secoli di splendore anche dalla capitale dei Regno delle Due Sicilie. Danilo Allega, nel suo “Gagliano Aterno” (1977) riferisce del rapporto tra le suore clarisse e la popolazione, che nei periodi di povertà estrema e di carestia poteva contare sulla distribuzione gratuita di cibi caldi: “Il cibo veniva distribuito nel localino attiguo alla Chiesa di S. Chiara, attraverso la cosiddetta “ruota”, costruita in modo che non lasciava intravvedere le suore addette alla distribuzione”

 Rimase un lumicino della grande fiamma medievale della spiritualità sugli Appennini e a tenere accesa la fiammella fu Suona Maria D’Orazio che “da sola – riferisce ancora Allega – con le sue povere forze, provvedeva alla manutenzione e conservazione di tutto il Convento” ancora fino al terremoto del 1915 e “morì poco tempo dopo, all’età di 90 anni”.