La Civita cavalca la tigre della movida

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MA L’ASPIRAZIONE DI SULMONA NON E’ QUELLA DI DIVENTARE UNA DISCOTECA

I AGOSTO 2013 – Il candidato sindaco del Pdl ed oggi consigliere comunale, Luigi La Civita, ha preso le distanze dalla posizione del sindaco Peppino Ranalli sulla ordinanza anti-movida e qualcuno ha sostenuto che si è unito al coro dei molti che vorrebbero estendere oltre l’una di notte il termine fissato già dal sindaco Fabio Federico.

 

Può essere che Luigi La Civita stia realizzando quello che aveva anticipato durante gli ultimi due comizi elettorali: cioè stia realizzando la “discontinuità” dalle linee dell’amministrazione del Pdl, pur essendo lui addirittura candidato sindaco del Pdl e non avendo mai alzato un dito quando il suo partito prendeva le decisioni che adesso fieramente contrasta. La cosa sorprende, ma bisogna fare l’abitudine ai “dietrofront” di una formazione politica che, come già la Democrazia Cristina (della quale ripropone modi e uomini), si è sempre votata alla gestione spicciola del potere senza mai avere una impostazione ideologica o anche soltanto sistematica della politica. Qualcuno, però, dovrà dire a La Civita che non è rincorrendo la limitata protesta contro i provvedimenti di salvaguardia del centro cittadino che si potrà diventare sindaco al prossimo turno. Ranalli ha percepito realisticamente quale è l’interesse della città in un contesto nel quale tutte le altre cittadine abruzzesi vorrebbero poter contare su un centro artistico e monumentale come quello di Sulmona, che, ha detto per esempio Vittorio Sgarbi, è il capoluogo artistico dell’Abruzzo, almeno fino a quando L’Aquila rimarrà nelle condizioni nelle quali versa.

Per un turismo che abbia un avvenire

Gli imprenditori turistici attenti vorrebbero contare su questi tre ettari di irripetibile contesto urbanistico per incentivare le attività che possano trovare il gradimento, l’interesse e quindi l’afflusso di capitali volti al perfezionamento di quanto c’è da perfezionare per indirizzare definitivamente Sulmona al ruolo già occupato da cittadine simili in Toscana o in Umbria o nelle Marche. Presentare una città che annega nel rumore incontrollabile e replica le formule di anonimi paesi della riviera o di borgate squallide delle metropoli vuol dire scoraggiare quegli interessi. Ora non è che, siccome Federico e Ranalli hanno compreso questa verità elementare, si può affermare che siano andati contro le aspettative di operatori turistici e di cittadini. Non c’è un “popolo della movida”, ma una parte molto esigua, sebbene rumorosa, di persone che vogliono dare una certa impronta alla città per ragioni che non coincidono con il vero interesse di Sulmona di distinguersi e di attrarre, per tale distinzione, il gradimento di persone esigenti sotto il profilo culturale. Non è che promuovendo il consumo di bevande a un euro e versando fiumi di alcolici dentro e fuori i pubblici esercizi si promuove la crescita turistica di Sulmona: la si orienta in un ambito nel quale le concorrenti si sono già distribuite le quote maggiori.

Una pericolosa tigre da cavalcare

La Civita non cavalca nessuna tigre nel contrastare Ranalli su temi di una essenziale chiarezza e gli stessi esercenti del centro, a parte i pochi che ottengono qualche incasso in alcuni giorni della settimana, hanno manifestato la loro contrarietà a trasformare Corso Ovidio, Via De Nino e Piazza Garibaldi in discoteche (e cessi) all’aperto. E comunque, se anche fossero tutti gli esercenti del centro a invocare la revoca dell’ordinanza “anti-movida”, un sindaco non può assecondarli se violano la libertà degli altri inondandoli di rumori e di peggio. Questa è la tutela sostanziale della libertà; ma conveniamo che quel partito di questo concetto ha solo il nome. E La Civita, poi, è sul cammino della discontinuità, questa sì una tigre che qualche volta si avventa anche contro la logica.