Il soffio di Giotto lungo l’Aterno

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affresco di scuola di Giotto a San Francesco Castelvecchio  jpg3 AGOSTO 2013 – Il grande collegamento tra i luoghi francescani di tutto il centro-Italia consentì di portare nelle valli sperdute, e poi non più frequentate in tutti i secoli successivi, i capolavori di un’arte che andava raggiungendo vette sublimi per la necessità di illustrare ai molti analfabeti il messaggio della Chiesa e dei santi (nella foto: uno degli affreschi nella cappella al termine della navata destra della chiesa di San Francesco a Castelvecchio).

Così, pur se sono ignorati dai più, a Castelvecchio sono rimasti affreschi di scuola giottesca, che ieri sono stati  illustrati dal dott. Vittorio Casale dell’Università di Roma Tre in una conferenza nel convento di San Francesco. L’ospitalità dei frati, quasi dai contorni di paziente servizio di evangelizzazione, non basta ad orientare i tanti turisti che vagano in un Abruzzo ancora disarticolato nella offerta culturale; per questo la giornata di ieri è stata una tappa importante sul cammino quasi eremitico della conoscenza artistica in queste lande deserte e rattrappite da enormi problemi di invecchiamento della popolazione. Oggi è stato proposto un altro segmento di questa ricerca insolita e ardita, per il convento di Santa Chiara a Gagliano Aterno (v. “In quel convento c’è ancora lo spirito di Santa Chiara”).

Nei luoghi della Valle dell’Aterno, vedendo quanto della grande arte italiana del Medioevo è rimasto, non si può non porsi la struggente domanda di cosa avremmo visto se la terra, ogni due o tre secoli, non si fosse scrollata di dosso i regali della ispirazione di Giotto, ma anche di Bernini e di Brunelleschi. “Il cuore di San Francesco nella Valle Subequana”, con l’espresso richiamo al “Perdono di Assisi sotto il segno di San Francesco”, come programmato dai frati di Castelvecchio si è concluso  con l’evento topico delle quattro giornate di manifestazioni, non soltanto ricreative (brindisi, leccornìe e canti folkloristici), ma essenzialmente spirituali: la “Messa di chiusura dell’indulgenza plenaria”.