QUIRINALE E SULMONA A CONFRONTO

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DUE DATE TRA LORO DISTANTI 53 ANNI FANNO SCOPRIRE ATTEGGIAMENTI E ASPETTATIVE DI UNA CITTA’ I CINQUANTA ANNI DI UNA RADIO PRIVATA E LE ANSIE DI UNA COMUNITA’ IN CRESCITA

31 MARZO 2026 – L’immagine di una delegazione del Comune di Sulmona nel cortile del Quirinale rimanda ad altre occasioni, un po’ diverse, un po’ più significative. Rimanda ad una specie di cura del particolare che il cerimoniale (non del Quirinale, ma) del Comune di Sulmona allestiva di pari passo alla crescita della città sotto il profilo economico, demografico, forse anche culturale.

Era il 25 luglio 1973 quando la delegazione capeggiata da Paolo Di Bartolomeo posò insieme ad un uomo minuto, non proprio il corazziere che si nota accanto al sindaco di oggi. Era il Presidente della Repubblica dalle grandi aperture mentali e dalla solida cultura giuridica che lo avevano portato a scrivere una parte della Carta costituzionale quando fece parte della Assemblea costituente. Era un uomo di cultura che riceva le delegazioni delle città nelle quali era nato e si era spento Publio Ovidio Nasone. Parliamo di Giovanni Leone, che fu il protagonista di un 25 luglio denso di attenzione per Sulmona e per il futuro che le si apriva con l’inaugurazione dello stabilimento Fiat; ricco di cure quasi affettuose per il sindaco e gli altri, molti personaggi della delegazione, così vicina alla villa che lui aveva a Roccaraso e proveniente dalla città nella quale aveva difeso come avvocato.

Certamente il dato che distingue queste due visite a distanza di 53 anni l’una dall’altra è lo sfondo della foto di gruppo: quella del 1973 nel grande salone che si aprì anche ai Rumeni in costume della loro terra (che poi era stata la grande spina nel cuore di Ovidio durante la lunga relegazione: la terra ad un passo dai barbari che ricorrentemente violavano i confini e atterrivano il Sulmonese) per inaugurare la “Settimana dell’amicizia italo-rumena”; la foto di ieri nel cortile, solo con un corazziere, quasi a rivendicare che il traguardo del Quirinale era stato toccato e prova ne era la sontuosità del carabiniere addetto alla guardia personale del Capo di Stato.

C’è un abisso tra le due città che si chiamano comunque Sulmona; e certo non è, in gran parte, colpa del sindaco di oggi oppure di un “cerimoniale” che non funziona.

Per questo, cioè per mettere a confronto quella Sulmona con l’attuale, pubblicheremo nelle prossime settimane articoli che riguarderanno un fatto straordinario per la Sulmona di allora: la diffusione delle onde radio della prima emittente privata, della quale tra meno di due mesi si celebrerà il cinquantenario. L’allestimento degli apparati di Giorgio Farina e l’iscrizione formale nel registro delle testate giornalistiche presso il tribunale di Sulmona furono eventi precipitosi, facilitati dall’atmosfera di libertà che i giovani cominciavano a percepire come appartenesse al loro insopprimibile modo di essere. Giunsero a costruire una radio privata un mese prima che la Corte costituzionale dichiarasse illegittimo il monopolio statale, con limiti tracciati nella sentenza del giugno 1976.

Non è un compleanno, perché “RGF” non trasmette più da antica data. Ma quel maggio 1976 era un punto di arrivo per la Sulmona che riprendeva il suo ruolo di guida del territorio, con programmi che cementarono la società mentre si riconosceva in quelle notizie, in quei canti, nella passione per gli eroi del calcio di allora, nel contrasto politico che assunse i connotati più coloriti. Ed era, anche, un punto di partenza per le tante prospettive che lo strumento radiofonico a portata di tutti apriva alla partecipazione sociale.

Non sarà una carrellata per rimpiangere un’epoca; ma per marcare le differenze, in modo che, se vorrà, la Sulmona di adesso potrà ambire ad essere ricevuta nei grandi saloni del Quirinale e non a posare nel cortile.

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