DAL BEATO TOMMASO A BRANDUARDI IL RACCONTO DELLA PRODIGIOSA FONTE DI GAGLIANO

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INCONTRO  ALL’ORATORIO DI SAN FRANCESCO

17 AGOSTO 2013 – “Maria di Gagliano che aveva sete trovò una fonte che era prodigiosa”; così Angelo Branduardi (nella foto del titolo) racconta nel brano “Filastrocca dei miracoli” la non terrena avventura della donna che in località Baullo, a Gagliano Aterno, spezzando una felce, si dissetò.

Ne ha parlato il 4 agosto il prof. Pasquale Casale proprio a Baullo, al termine di una escursione guidata. E ne parlerà Massimo Santilli oggi, quando sarà benedetto dal parroco don Vincenzo Cianfaglione il nuovo oratorio nei pressi del luogo che si ritiene teatro del miracolo di Maria.

Prima che il “menestrello della modernità”, il Branduardi che nella raccolta “L’infinitamente piccolo” ha celebrato il Santo di Assisi per iniziativa degli stessi frati francescani, racconta del prodigio di Gagliano Tommaso da Celano, primo biografo di San Francesco: “Gagliano è un popoloso e nobile Castello nella diocesi di Valva (Sulmona), in cui viveva una donna di nome Maria, che convertitasi al Signore attraverso le difficili vie di questo mondo, si era dedicata al servizio di S. Francesco. Essa, salita un giorno su un monte condannato all’assoluta siccità, per mondare verdi aceri, avendo dimenticato di portare seco acqua, per l’eccesso del calore quasi veniva meno per l’arsura. Non potendo più lavorare, giacendo al suolo quasi esanime, cominciò ad invocare mentalmente il patrono suo S. Francesco. Così affaticata, si addormentò un poco ed ecco S. Francesco, venuto a lei, la chiamò per nome “alzati, disse, e bevi l’acqua che per divino dono si porge a te e a molti”. Sbadigliò la donna a questa voce e vinta dal sonno ritornò quieta. Ancora una volta chiamata, troppo affranta, ricadde a terra, ma la terza volta non poco confortata dall’ordine del Santo si alzò, e afferrata una felce che le stava presso, la sradicò dal terreno. Avendone vista la radice tutta umida, colpita e con un bastoncino prese a scavare tutto intorno. Subito il buco si riempì d’acqua e la piccola stilla crebbe fino a diventare una sorgente. Bevve la donna e saziatasi si lavò gli occhi, con i quali offuscati da lunga malattia non poteva vedere nulla chiaramente. Furono rischiarati i suoi occhi, e, quasi abolita la rugosa vecchiezza, furono come profusi di nuova luce. S’affretta a casa la donna e manifesta qa tutti, a gloria di S. Francesco, sì stupendo miracolo. Se ne diffonde la fama e fino in altre regioni riempie le orecchie di tutti. Accorrono da ogni parte molti in preda a varie malattie e, premessa la salutare confessione, ivi sono liberati dai loro mali. Infatti, i ciechi ricevono lume, agli zoppi è restituita l’andatura, si assottigliano gli idropici ed alle varie malattie sono date varie guarigioni. Dura ancora oggi una chiara sorgente e ivi è un oratorio costruito in onore di S. Francesco”.

Del miracolo parla anche San Bonaventura nel suo “S. Francesco D’Assisi” del XIII secolo.