Civitella e Castel di Sangro, due facce della stessa provincia-mostro

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ROCAMBOLESCA  RIFORMA DEL TERRITORIO ABRUZZESE

26 SETTEMBRE 2012 – Il Consiglio per le Autonomie Locali ha espresso il proprio parere sulla riforma delle provincie in Abruzzo, optando per la soluzione di dividere il territorio regionale negli ambiti di L’Aquila-Teramo e di Pescara-Chieti.

Certamente della prima provincia sarà capoluogo Pescara; dell’altra sarà più problematico designare la città-guida perchè questo ruolo è conteso tra Pescara e Chieti.

La soluzione suggerita da questo “Cal”, che è attraversato da tensioni formidabili, si regge solo perchè forse Del Corvo (che presiede il Consiglio) e gli altri pensano che è talmente assurda che il governo dei tecnici la respingerà. Monti e gli altri, quindi, quasi certamente impediranno ai politici di compiere disastri; come del resto si va registrando da dicembre ad oggi (poi i “tecnici” fanno altri disastri, ma questo è un discorso a parte).

 Come cittadini annessi alla provincia di L’Aquila-Teramo, i sulmonesi hanno il diritto di gridare che solo dei geniacci possono pensare di costituire una provincia che a sud confina con il Molise e a Nord quasi con l’Umbria; soprattutto una provincia che comprende un massiccio come il Gran Sasso, il più alto e inaccessibile d’Italia dopo la catena delle Alpi, con versanti che hanno realtà socio-economiche diverse come il giorno e la notte; con un capoluogo che è collegato al versante nord-est da un traforo e che per raggiungere una delle città più grandi, come Sulmona, e tutto l’Alto Sangro deve attraversare il suolo della provincia di Pescara (sulle svolte di Popoli). Anche per questo la classe politica dovrebbe prendere atto che non è in grado neanche di programmare e delimitare il territorio e, quindi, non può guidare l’Abruzzo neppure nelle scelte più qualificanti.

Stando così le cose, la opzione di Sulmona per passare alla provincia di Pescara è ancora più attuale e valida, perchè il “mostro” di provincia da Civitella del Tronto a Balsorano, a Castel di Sangro potrebbe essere ricondotto a dimensioni e distanze meno assurde. Sulmona e il suo circondario avrebbero un giusto collegamento con il versante adriatico. Poi, magari, le provincie saranno eliminate del tutto; e solo con questa prospettiva si può tollerare una ripartizione così diabolica.