Questo è parlar chiaro e senza catarro

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TERAMO SI OPPONE ALLA PROVINCIA UNICA CON L’AQUILA

28 SETTEMBRE 2012 – Valter Catarra, presidente della provincia di Teramo, ha annunciato che proporrà ricorso contro la decisione del Consiglio per le Autonomie Locali sulla istituzione di una provincia unica L’Aquila e Teramo con L’Aquila capoluogo.

E’ la prima reazione al deliberato assunto ieri l’altro, ma già da altre esponenti regionali sono pervenuti formali dissensi sulla ripartizione amministrativa che uscirebbe dalla riforma.

Catarra aggiunge una oscura osservazione, laddove sostiene che il confuso dibattito sulle province “ha fatto da paravento ai veri costi impropri della politica”. L’aggiunta non modifica la sostanziale fondatezza della sua ferma opposizione, che riteniamo non venga da Teramo solo perchè l’attuale capoluogo è destinato ad essere soppresso; l’assurdità di una provincia unica L’Aquila-Teramo è riscontrabile da mille indizi e mille prove esplicite (alcune le elenchiamo in “Civitella e Castel di Sangro; due facce della stessa provinica-mostro”).

E ancora non si passa al dibattito per la scelta del capoluogo della provincia di Pescara-Chieti.

Ora questo Governo dei tecnici avrà pure i suoi meriti (tutti da dimostrare) nell’aver rassicurato l’Europa sulle buone intenzioni dell’Italia di rimettersi in carreggiata. Ma in fatto di politica interna e di spicciola amministrazione dei cittadini governati sembra che i ministri abbiano preso lezione dal dottor Stranamore, perchè sottopongono a esperimenti infernali la tenuta della compagine sociale e lo stesso spirito di solidarietà. Con l’atteggiamento di chi, tanto, fra quattro o cinque mesi non deve rendere conto neppure al Capo dello Stato oppure (come nel capo del premier) si potrebbe presentare alle urne infischiandosi dei voti perchè già siede vita natural durante in Senato, i “tecnici” seminano zizzania approntando una riforma delle province (e una loro riduzione) quando già la coalizione guidata da Berlusconi si era presentata alle urne del 2008 promettendo formalmente di eliminare tutte le province e raccogliendo per questo grandi consensi (poi banalizzati dall’ostruzionismo della Lega Nord).

Le provincie andavano e vanno cancellate tutte, perchè si collocano in un’area assolutamente inutile tra regioni e comuni. Dimezzarle significa mettere un campanile contro l’altro, cioè esattamente fare il contrario di quello che dovrebbe fare non diciamo uno statista, ma un politico qualsiasi. E questo si sta verificando, pensiamo anche con quella sorta di cinismo che i “governanti tecnici” si pregiano ostentare in questi mesi. Sarebbe stato meglio dire apertamente che il coraggio per una generale soppressione non ce l’aveva nessuno e rimandare tutto al dittatore prossimo venturo; ci saremmo evitati gli spettacoli dei ricorsi di una provincia contro l’altra, con i relativi costi economici che graveranno sempre sui contribuenti (sarebbero questi i “servizi” che aumentano se aumentano le tasse?) e i costi sociali per una conflittualità che, forse come dice Catarra, serve per distrarre. A proposito, dopo una bella raschiata di gola, il presidente della provincia di Teramo può essere un po’ più chiaro?