Un’idea del Parco Nazionale: Sulmona sia la nostra capitale

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ponte_di_legno_su_pista_ciclabileGIUSEPPE ROSSI PROPONE UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

11 SETTEMBRE 2012 – Una città che non sapeva di stare seduta sul suo tesoro; che si è distratta per molti anni inseguendo la chimera dell’industria (nella foto a sinistra un ponte in legno su una pista ciclabile; non nel Parco, ma a 100 metri dalla SS17 vicino Sulmona)

Tra l’altro per un buon cinquanta per cento quella industria era di scarto, prima ancora dell’avvento della industria-spazzatura. Ma la città ha ancora tempo per riprendersi e diventare il centro di un laboratorio forse europeo nella sua collocazione fra almeno tre parchi nazionali importanti.

centrale_elettrica_di_PettoranoE’ questa la sintesi del discorso basato sulla speranza, ma anche sulla resipiscenza, che un invitato alla tavola rotonda tenuta a Palazzo Mazara ha illustrato con molta semplicità, con modestia dei modi e dei vocaboli, creando attorno a sé tutto l’interesse che suscitano  le cose dette senza fronzoli e con molto realismo. Giuseppe Rossi, commissario del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dall’alto dei novanta anni appena compiuti (dall’istituzione, non dalla persona) ha dato la sua ricetta da esterno per contribuire alla terapia di un malato sul quale molti, da interpreti domestici, hanno offerto altre soluzioni, in verità un po’ vaghe. (Qui a fianco una centrale di produzione di energia elettrica tra Sulmona e Pettorano)

Giuseppe Rossi, dunque, ha detto chiaro e tondo che il tipo di agricoltura che Sulmona avrebbe potuto offrire sarebbe stato in linea con le risorse e con la crescita economica dei Parchi nazionali che costellano il capoluogo peligno: il “suo” parco, quello della Majella e Morrone, quello del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Lui li chiama i “fratelli” senza l’albagia che fulmina le prospettive di collaborazione tra gli Abruzzesi (quelli con la maiuscola, nei quali si identifica il direttore de “Il Centro”, Mauro Tedeschini, organizzatore del pomeriggio di studio e di riflessione).

Giuseppe Rossi, senza inorgoglirsi ed evitando di citare statistiche sulla crescita costante dell’economia del Parco, ha indicato solo un numero: le 1.600 aziende che risultano attive sul territorio della “sua” istituzione. Sarebbero state quelle che avrebbero cercato un collegamento immediato con la città più grande, con quella che, soltanto qui ed ora, può costituire il baricentro di un grande parco nazionale del centro-Italia, per dimensioni simile solo a quelli arcifamosi del Nord America. E dipinge di concretezza il suo discorso, quando fa rilevare che il PNALM confina sostanzialmente con quello della Majella e fra questo e quello del Gran Sasso c’è una lingua di territorio. Voti non ne deve prendere alle prossime elezioni; tanto meno a Sulmona dove sarà stato visto per la prima volta.

Ponte_naturale_sul_GizioMa quello che è più importante nella sua impostazione viene non dall’analisi, quanto dalle prospettive: non si ferma a dire quanto fosse bella Sulmona (forse non lo considera neanche importante, se si deve prendere una decisione per il futuro) e suggerisce di credere ancora tutto da attuare il progetto. Anche a industrializzazione fallita, anche a crisi innestata e ormai quando si è davanti al crollo dei fondamentali dell’economia circondariale, si può fare quello che andava fatto quaranta anni fa. E’ quanto, sorprendentemente, coincide con una idea di Raffaele Colapietra in tema di revisione delle province (v. “Colapietra:”Sulmona potrebbe stare con Lanciano” nella sezione STORIA di questo sito): costituire un ritaglio amministrativo molto significativo sotto il profilo sociale e forse l’unico che rispetti una omogenea realtà dell’interno dell’Abruzzo, cioè la provincia di Sulmona-Lanciano perchè il Morrone e la Majella hanno unito anziché dividere con le loro altezze due zone praticamente uguali tra loro. (Nella terza foto un ponte naturale lungo il Fiume Gizio).

Solo così, c’è da aggiungere, Sulmona potrebbe non rincorrere uffici, caserme e fabbriche come sta facendo da decenni: la sua posizione al centro dell’area dei parchi più grande d’Europa non potrebbe spostargliela nessuno, neanche con gli arzigogoli della ricostruzione post-sisma, come sta avvenendo senza che l’Italia lo sappia.