13 OTTOBRE 2012 – “Alla fine ho abbracciato l’impressionismo. Perchè? vi fanno poca impressione tutti quelli che stanno in queste caricature?” Ripercorrendo il suo passato recente e remoto, Mario Marcello Maiorano (tre emme, appunto) ha ricordato del continuo impeto di riempire comunque i fogli di carta che gli capitavano a tiro, ma anche della curiosità per i disegnatori della sua infanzia, della serietà del primo approccio con l’arte, del “fuoco sacro” di imparare la tecnica, insomma di un piccolo sogno curato e valorizzato, che ancora oggi lo tiene inchiodato per intere giornate alla scrivania. (Nella foto del titolo il dott. Maiorano disegna Cossiga durante l’incontro nella sala Grannonio a Castelvecchio Subequo)
Provando e riprovando
La caricatura non è il passaggio veloce di una punta di penna: c’è molta ricerca, c’è molto spirito di osservazione. E qualche volta sfuma oppure non viene proprio. “In fondo, come si dice che il diritto è il precipitato storico dell’idea di giustizia, la caricatura deve essere il precipitato storico dell’idea di bellezza, dove a precipitare forse è l’immagine aulica e noi disegnatori raccogliamo i difetti più marcati. Perciò talvolta veniamo definiti impietosi”. (Nella foto a destra una vignetta di Natale 1988; il primo a sinistra è Franco La Civita. Fa parte di quelle esposte nella mostra organizzata dal Gruppo Archeologico Superequano)
La “ricerca dell’autore”, una della serie del “Gruppo archeologico”, è stata curata dal prof. Emiliano Splendore in una conversazione-lezione, al termine della quale Mario Maiorano ha disegnato, davanti al pubblico della “Sala Grannonio” di Castelvecchio Subequo, i personaggi della prima Repubblica: Fanfani, Berlinguer, Craxi, Cossiga. “Quelli di adesso non sono tipi da caricatura; per la caricatura ci vuole statura” ha detto “3M”.
Sii serio, sorridi
Insomma, come dicono i cinesi: “Sii serio, sorridi”. La caricatura è una cartina di tornasole per sondare lo spirito dei soggetti disegnati.
E’ vero che l’intelligenza di una persona si misura dalla reazione che ha quando riceve la propria caricatura? “Chi ha spirito non si offende: esasperare i difetti fisici non significa accentuare le povertà interiori, per lo meno per me che non ho mai disegnato con eccessiva cattiveria. Ma è anche vero che talvolta tra il disegnatore e il soggetto si stabilisce un rapporto sado-maso e, quando credi di aver esagerato e di esserti incrudelito fuori misura, la “vittima” chiede che tu calchi la penna e sembra dire “Ancora, ancora!”, forse perchè qualcuno gli svela a viso aperto di aver colto un lato debole e lo libera così da un complesso. Io per la verità, all’inizio mi munivo di “liberatorie” attraverso le quali i miei personaggi rinunciavano a formulare richieste di risarcimento o inibitorie di qualunque tipo. Hai visto mai…”.
Verso una galleria di sulmonesi
E come può essere definito il suo attuale periodo creativo? “Sono nella fase di realizzazione di un’opera ponderosa, che riguarderà forse cinquecento “facce” di sulmonesi: forse di più se avrò tempo e spirito, perchè non pongo limiti alla Provvidenza. Penso di realizzare una galleria di personaggi per i quali, dopo un primo approccio strettamente ludico e, quindi, dopo la prima risata più o meno a cuore aperto, si potrà percepire il carattere del disegnato, si potrà ricordare quello che è senza tante parole. Che è anche un piacevole averlo vicino”. (Nella foto a sinistra il prof. Emiliano Splendore consegna a Mario Maiorano una targa a ricordo della serata a Castelvecchio Subequo)







