Malumore tra le talpe del Parco

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talpa19 OTTOBRE 2012 – Avevano evitato di fare polemiche contro la designazione del nuovo Presidente del Parco Nazionale Morrone-Majella, perchè impegnati nella stagione degli amori, che tra l’altro è breve e quest’anno

pure disturbata da voci incontrollate di accorpamento al Parco dei Monti della Laga . Ma quando alla fine hanno sentito da una poiana, che aveva attraversato il Morrone, la descrizione del Parco fluviale di Sulmona, i cervi di Passo San Leonardo hanno convocato il direttivo ed hanno anch’essi preso posizione, come la lince e il lupo, contro il nome del nuovo presidente. Hanno sentito che per rendere fertile una striscia di terra umida e puzzolente accanto ad un rigagnolo nascosto venti ore su ventiquattro ai raggi del sole furono spese quasi due miliardi di lire e che, mentre un tecnico, cioè l’ingegnere capo del Comune, Pietro Tontodonato, avvertiva che la manutenzione di quel parco avrebbe dissanguato il Comune di Sulmona, il progetto avanzava pure contro le ragioni dell’evidenza.

E si sono domandati chi avesse deciso di fare il Parco in quel posto infelice. Quando hanno saputo che a promuovere l’idea era stato un assessore al Comune di Sulmona, oggi Presidente del Parco Nazionale della Majella, Franco Iezzi, hanno rimpianto quei politici degli Anni Cinquanta e Sessanta, soppiantati dai tecnici di questo tipo. Scelte opinabili ne fecero pure loro, i politici di quel tardo dopoguerra, come il sindaco che disse che Sulmona non aveva bisogno di nessun Festival dei Due Mondi, che quindi poteva andare anche a Spoleto; oppure quel sindaco, presidente del Consorzio per il Nucleo Industriale, che puntò tutto sul direttore del Consorzio e si assunse tutte le responsabilità della scelta. Ma che da un Parco fluviale si potesse passare ad un Parco Nazionale senza un curriculum vitae che contemplasse, per esempio, almeno un orto botanico o un vivaio Sgaravatti, una rivendita Interflora o l’affido in comodato di una composizione di piante grasse da scrivania, pure ai cervi mansueti è sembrato un azzardo un po’ forte. Non si sentono rappresentati e, come la lince, non vogliono che il Parco Nazionale faccia la fine del Nucleo Industriale. Insomma la protesta si estende nel Parco e domani potrebbe toccare alle talpe: avevano costituito una cooperativa in base alla legge 285 del 1977 per la prospettiva, che era stata messa loro a credere, di scavare finalmente il traforo che avrebbe collegato il Nucleo industriale a Caramanico.

Ma poi non se ne è fatto niente e, come in mille altre circostanze, dal Nucleo hanno appurato che si trattava solo di “think-tank”, un serbatoio di pensieri che al Nucleo usa molto. Un esempio? Il “Parco spirituale” ispirato a Celestino V, che stava per far rinunciare Benedetto XVI a venire a Sulmona, visto che per carattere e convinzioni religiose è assertore della massima: “Scherza coi fanti e lascia stare i Santi”.

Sullo stesso argomento: “Lupo sotto controllo in tutta la Majella” e “La lince ha un presidente e perciò si preoccupa” nella sezione SPIGOLI di questo sito