La funzione attrattoria

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NEOLOGISMI E NEOLOGICHE PER GLI UFFICI AQUILANI DA SOPPRIMERE: IL SINGOLARE CASO DEL CONSIGLIERE REGIONALE PIETRUCCI

7 SETTEMBRE 2014 – Il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, del Pd, prende posizione sulle voci di una soppressione della Corte d’Appello dell’Aquila.

Dopo aver sottolineato che “un capoluogo di Regione – e L’Aquila lo è e lo sarà sempre – ha la sua sede di Corte d’Appello”, aggiunge che “nella condizione in cui versa la città, i posti di lavoro che la sede garantisce in questo momento sono indispensabili, come indispensabile è la funzione attrattoria che esercita sul vasto territorio provinciale, con ricadute sul flusso di mobilità, sulle economie delle infrastrutture e su un rivolo consistente di indotti”. Riconosce che “usare termini che inneggino a battaglie e guerre, di questi tempi, è inutile e dannoso”, ma eccepisce che “in relazione alla vicenda dell’eventuale accorpamento, vale a dire della chiusura e relativo spostamento della Corte d’appello dell’Aquila, mi sento di utilizzare termini come battaglia e guerra”.

Siamo andati a vedere se Pierpaolo Pietrucci fossero il nome e il cognome di un consigliere comunale dell’Aquila. Invece designano un consigliere regionale, cioè uno che dovrebbe pensare all’interesse dell’Abruzzo e non solo della sua città. E l’interesse dell’Abruzzo non è tenere una Corte d’Appello dove sta. L’Abruzzo avrebbe bisogno di una Corte d’Appello a Pescara e se l’avesse spostata trent’anni fa o venti anni fa o un mese fa, adesso potrebbe sperare di salvarla, perché quella delle Marche e quella del Molise potrebbero confluire in una sede moderna e centrale come è quella di Pescara, non sul noto cucuzzolo delle 99 cannelle.

Ma il Pietrucci regionale supera se stesso quando parla di “funzione attrattoria”. Non poteva usare, conveniamo con lui, “funzione attrattiva” per due motivi: perché “attrattiva” è sostantivo e non aggettivo e soprattutto perché con tale termine si designa “il richiamo fondato sulla grazia dell’aspetto e sulla simpatia spirituale (Devoto-Olj, Le Monnier, Firenze) e figuriamoci se L’Aquila può avere grazia d’aspetto e simpatia spirituale. Ma questo non basta a inventarsi di sana pianta termini del nostro Italiano che, come già altre volte abbiamo riportato, secondo Leonardo da Vinci (che aveva una… attrattiva per Sulmona e non per L’Aquila; v. “Leonardo da Vinci:Volo cognoscere Solmona” nella sezione STORIA di questo sito e numerosi altri articoli di questa estate) crea più l’imbarazzo della scelta che la necessità di forgiarne altri. Semmai, a…trattorìa si va, ma per un buon bicchiere di Montepulciano (come quello che un aquilano doc disse di usare per non pensare al terremoto, qualche ora prima delle 3,32 del 6 aprile 2009).

Ma la chicca migliore stava all’inizio del comunicato del Pietrucci e stavamo per dimenticarla, subendo il fascino della funzione attrattoria delle altre delizie. Il consigliere regionale (e sottolineo il “regio” al posto del “comu”) dice che battaglie e guerre non sono termini da usare; ma se si parla della Corte d’Appello dell’”Aquila mè” “mi sento di utilizzare termini come battaglia e guerra”. Ecco, appunto: come nel 1970 per il capoluogo di regione, quando l’Abruzzo fece ridere l’Italia per la battaglia che le due città (ma soprattutto L’Aquila) inscenarono con le barricate in piazza, dopo aver dato dei campanilisti ai Sulmonesi che tredici anni prima avevano fatto di più (e meglio, mettendo in fuga i poliziotti fino all’arrivo della Celere) per molto di meno: il Distretto militare. Quando si è trattato di votare una legge che limitava le pretese dell’Aquila per il terremoto, Giovanni Lolli, sottosegretario dello Stato italiano (e sottolineo lo Stato e non il Comune), votò in modo difforme a tutto il resto del partito democratico, il suo partito, dicendo che “prima di tutto c’è L’Aquila”.

Adesso si dà il caso che gli Abruzzesi si stufino di questi rappresentanti della legalità a corrente alterna; di questi geni dell’adattamento concettuale, di questi fautori di neologismi e neologiche accomodanti, per i quali alle armi si può correre, violando la legalità, solo quando si tratta di difendere uffici e finanziamenti a L’Aquila, al di là di numeri e statistiche che, invece, si invocano quando si tratta di eliminare quattro tribunali su otto in Abruzzo (e il Pd lo ha fatto nel settembre 2011 per approvare quella legge insieme al partito di Berlusconi). Della Corte d’Appello a L’Aquila gli Abruzzesi non sanno che fare e vogliono andare in secondo grado a Roma, visto che è più vicina ed esercita una… funzione attrattoria più forte, almeno da duemila anni. Un po’ di più di un capoluogo di regione, come “è e sarà sempre” L’Aquila; noi al Capoluogo Eterno preferiamo la Città Eterna; questione di gusti. Almeno su quelli, Pietrucci non vorrà dare… battaglia e fare la guerra.

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