GLI STRILLI DEGLI AQUILANI SVEGLIANO ALIGI CHE DORMIVA A PESCARA

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IL CAPOLUOGO ADRIATICO RIVENDICA LA CORTE D’APPELLO, MA…

9 SETTEMBRE 2014 – D’Annunzio, pescarese, scrisse di un pastore che si era svegliato da un sonno di “settecent’anni”.

Aligi vive ancora, ma non sulle montagne: proprio a Pescara. Vessata in tutti i modi nelle sue ansie e nelle giuste prospettive di crescita, la città adriatica si è presa ogni genere di sberleffo dal capoluogo di regione. Per arrivare agli ultimi anni, ha visto trasferire l’Agenzia regionale delle Entrate dall’Aquila dopo il terremoto, ma solo per qualche mese. Ossessionati dall’idea che i Pescaresi ci prendessero gusto, gli Aquilani hanno fatto fare la spola a qualche centinaio di tonnellate di scartoffie, senza badare a spese ovviamente perché i soldi li fanno attingere dalle marche da bollo (un euro per ogni 16 che gli Italiani pagano su tutto il territorio nazionale; e non sappiamo quante decine di centesimi di euro per ogni litro di benzina che spinge i motori di tutta Italia). Dovrebbero essere soldi per la ricostruzione, ma furono utilizzati anche per mandare a spasso i fascicoli dell’Agenzia delle Entrate nel 2009.

“Non ci date una sezione? Ci prendiamo la Corte”

Depredati della sezione del Tribunale Amministrativo Regionale, i Pescaresi, ancora avvolti nel sonno di Aligi, hanno biascicato qualcosa, chiedendo che venisse destinata loro una sezione della Corte d’Appello e sfiorando il ridicolo, perché i numeri delle cause avrebbero dimostrato che la giustizia in Abruzzo si amministra di più a Pescara che a L’Aquila e la “sezione” avrebbe trainato tutta la Corte, onde un presidente della Corte sarebbe rimasto a fare la guardia a qualche centinaio di fascicoli mentre le sentenze si pronunciavano vicino alla foce del Pescara, e a migliaia. Ma qualcuno aveva detto loro che così avrebbero salvato il TAR.

Dormivano, a Pescara. Ronfavano anche quando i delitti per omicidi efferati si celebravano alla Corte d’Assise di Chieti, perché Pescara non ha un circolo di Corte d’Assise; c’è a Chieti, addirittura a Lanciano, ma non a Pescara. Il Pescara, filtrando la discarica di Bussi, inquina tutta la Valle fino alle banchine del porto, diffondendo mercurio a iosa e a basso costo per tutto l’Adriatico, ma il processo per avvelenamento si tiene a Chieti, secondo la ripartizione della geografia giudiziaria dell’Ottocento. Del resto, cocuzzolo per cocuzzolo, perché Chieti dovrebbe avere meno pretese dell’Aquila che sta solo un po’ più alta ed è meno raggiungibile da tutto il resto d’Abruzzo? Se i tribunali e le Corti d’Appello sono stati collocati in tempi nei quali c’erano le scorribande arabe dalla costa, solo Chieti dovrebbe riconoscere che i processi si dovrebbero fare dove accadono i fatti e non dove non succede niente?

Il pastore s’è destato

Ma a tutto c’è un limite e, quando hanno saputo che la sezione della Corte d’Appello non risolverebbe niente, hanno votato per ottenere tutta la Corte d’Appello. Aligi, dunque, s’è svegliato. Tempo ne ha messo, ma s’è svegliato. Saranno stati anche gli strilli che gli Aquilani hanno sguainato appena hanno capito dove portava l’antifona, fatto sta che il sonno è cessato. E adesso sarà impossibile, come nella “Figlia di Iorio”, che Aligi si riaddormenti prima di raggiungere il risultato: e che risultato (v. “La Figlia di Iorio ad un passo dalla Playa che incantava D’Annunzio” e “Buon compleanno, Gabriele” nella sezione CULTURA di questo sito). E non ci sarà remissione per nessuno, anche perché gli argomenti che hanno ripescato gli Aquilani fanno parte dei ferri vecchi. La sen. Pezzopane, discettando ancora come quaranta anni fa discettava, per i fatti che gli stavano a cuore, Remo Gaspari, allude agli impegni assunti dalla Regione e “dal nostro presidente” (come dire: “D’Alfonso è uno di noi, lo controlliamo”) e parla del deliberato del consiglio comunale pescarese che “su proposta di Forza Italia” (altro modo di usare ferri vecchi, perché denota l’intento di speculare politicamente; ed altro punto di contatto con Remo Gaspari, che ci sembra facesse parte della tanto vituperata DC) “ha espresso la volontà di spostare la sede della Corte d’Appello a Pescara”.

Alla sen. Pezzopane qualcuno del suo entourage dovrebbe ricordare che, quando una delibera viene assunta da tutta una assemblea politica, rappresenta la volontà di quella assemblea, si erge autonoma rispetto a chi la propone, contiene la sintesi dell’elemento democratico di quella assemblea, a meno che la sen.Pezzopane non ritenga che quelli di sinistra che vi hanno aderito siano degli allocchi (e tutto può essere, viste le ultime uscite della senatrice aquilana che non denotano grande lucidità e indole volpina).

Il presidente dell’Ordine degli Avvocati dell’Aquila (che dovrebbe ricordarsi di essere presidente anche dell’Ordine distrettuale e, quindi, dovrebbe argomentare con toni un po’ meno legati alla città e al campanile) ha parlato, tra l’altro, dell’attività degli avvocati aquilani che “sostituiscono molti colleghi di tutto l’Abruzzo in udienza”. A parte che, da quello che sappiamo, le prestazioni dei domiciliatari sono retribuite, anche se qualcuno le facesse gratuitamente cambierebbe il discorso della collocazione della Corte d’Appello in Abruzzo? Non ci ripetiamo su quello che ha detto il consigliere regionale del Pd Pietrucci (l’abbiamo già scritto (v.: “La funzione attrattoria” nella sezione GIUSTIZIA di questo sito) e gli abbiamo dato fin troppa importanza, per i non-contenuti che ha espresso e per lo strafalcione della lingua italiana che ha sfoderato e forse domani rivendicherà.

E pure per la Pezzopane i tempi cambiano

Insomma, gli strepiti aquilani, sia pure a cento chilometri, terranno desto Aligi che ha troppo dormito. Adesso “il nostro presidente” D’Alfonso, il sen. Legnini e la sen. Pelino (pericolosi sodali, questi ultimi, quando si parla di conservazione di uffici giudiziari, visto quello che hanno fatto per i tribunali abruzzesi) gli daranno Valium a secchiate, ma forse l’obnubilamento non impedirà ad altri pastori, magari a qualche pescatore, forse addirittura a qualche professionista, di guardare il fondo del baratro nel quale si va cacciando l’Abruzzo, che già “settecent’anni” fa aveva il Giustizierato (equivalente, nella sostanza, ad una Corte d’Appello) in un posto centrale e trafficato (indovini la Pezzopane dove…: comincia per Sul e finisce per mona, non in mona, beninteso).

Ora i tempi sono cambiati; ma sono cambiati per tutti. Il capoluogo d’Abruzzo è diventato nella sostanza Pescara. E bisogna prenderne atto.