LAGATTA E LAVOLPE BEVONO L’ACQUA DI BUSSI

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BOUTADE PER ALLOCCHI DEL GOVERNATORE D’ABRUZZO E DEL SINDACO

28 MARZO 2014 – Le foto sui giornali di oggi riprendono il presidente della giunta regionale Gianni Chiodi mentre brinda insieme al sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, con l’acqua del paese più vicino alla discarica di veleni più grande d’Europa.

Come dire: la bevo io, la possono bere anche a Torre de’ Passeri o a Pescara, sempre nell’ottica di sdrammatizzare, dopo che una agenzia specializzata ha riferito che ben 700.000 persone avrebbero bevuto l’acqua contaminata da quella discarica.

Il presidente Gianni Chiodi deve attraversare un periodo di particolare confusione. Ma adesso si confonde anche sul modo di prendere in giro i suoi corregionali. Dopo l’avventura (o disavventura come vorrà chiamarla, sono affari suoi) di una notte passata in un albergo vicino al Pantheon, arriva a fare confusione anche sulle acque a monte e sulle acque a valle di un sito avvelenato. Se beviamo l’acqua del Gizio a Pettorano o anche a Sulmona non possiamo dire che la berremmo pure vicino al depuratore di San Rufino che, o perchè è stato progettato male (il che può essere, visto che l’ha fatto il Nucleo industriale) oppure perchè è sovraccarico, appesta e ammorba pure a qualche chilometro di distanza. Il problema non starebbe a Sulmona; semmai a Pratola, tanto per continuare nell’esempio

Almeno potevano bere verso Torre de’Passeri

Diverso sarebbe stato se Chiodi, spogliandosi della furbizia da mezza tacca, avesse attinto l’acqua da uno dei pozzi subito dopo le gole di Popoli. Avrebbe potuto fare come fece l’ing. Fulvio Fonzi dell’Ace quando “Il Messaggero” (con i sindacati guidati da chi voleva salvare la Siemens in Campania e chiudere la Siemens a Sulmona) accusò lo stabilimento di componenti elettronici di Sulmona di produrre morti per cancro fra le mille operaie a causa del toluolo che si usava nella lavorazione. Per screditare la tesi di Gianni Giovannetti e del quotidiano della Montedison (non sarà stata proprio la stessa Montedison che ammorbava Bussi e tutto l’Abruzzo e che adesso sta sul banco degli imputati per avvelenamento? Ma vabbè…), Fulvio Fonzi convocò i giornalisti e, con uno dei suoi colpi di teatro, bevve tutta una boccetta di toluolo. Del cancro non si parlò più, o perchè il gesto di Fonzi ebbe effetto, o perchè la Montedison pensò di darsi ai suoi problemucci ecologici a Bussi.

Quindi, Gianni Chiodi poteva armarsi di bicchiere e, se fosse stato della tempra e della linearità di Fonzi, si sarebbe appostato sul Pescara e avrebbe rifatto la scena della pubblicità dell’acqua di Fiuggi. Poi sarebbe andato a raccontare tutto alla figlia, come ha detto alla stampa che ha raccontato la vicenda dell’albergo del Pantheon e a quel punto lo avrebbero definitivamente cacciato di casa.

E l’arsenico non fa come i salmoni

Invece il furbetto ha bevuto l’acqua di Bussi e non ha detto che Bussi, pur chiamandosi “sul Tirino”, che è un affluente del Pescara, con la discarica non c’entra proprio niente, perchè i veleni (arsenico etc.) non risalgono la corrente come i salmoni. E non c’entra niente con il cementificio programmato e voluto ardentemente, perchè sta ben arroccata in una valle (quella del Tirino) nella quale le polveri sottili non pensano neppure di incunearsi, in quanto hanno ben altri appetiti, verso Sulmona.

Concludendo sul punto: ricordiamo un mite Gianni Chiodi, che prima di articolare un pensiero, pure davanti ad un mite microfono del Tg3 regionale, impegnava parecchio anche negli anni precedenti il Pantheon. Adesso, se penserà ai sulmonesi che potrebbero essere danneggiati dalle balzane idee di Salvatore Lagatta di mettere un cementificio a Bussi per “reindustrializzare”, non pensi di avere davanti Mario Pizzola, che è un assertore del pacifismo e s’è tenuto le rispostacce che il “governatore” gli ha dato davanti al teatro di Sulmona. Deve sapere che un po’ più vicino a Bussi ci sono i pratolani, che nel 1972, dopo un deliberato del Consiglio Regionale di collocare il casello autostradale a Santa Brigida, piazzarono i trattori e del casello e del deliberato non si fece nulla, come ancora non si fa nulla, se non la ferrea applicazione di quello che sostenevano i pratolani., cioè il casello a Capo Croce (per tutta la tematica, rimandiamo alle pagine 5 e 6 della sezione TRASPORTI di questo sito).

L’incognita pratolana

Lo scandalo, è ovvio, non venne da quei trattori, ma dalle istituzioni che lasciarono decadere il progetto e optarono per la prepotenza pratolana. Nel caso di un cementificio a Bussi, che spiffera le polveri su Sulmona (e su Pratola) si potrebbe verificare un bis, anche perchè i padri, a Pratola, non sono della specie di quelli che chiamano i figli per chiedere loro scusa. Cercano di evitare, prima di chiedere scusa ai figli.

E poi che Gianni Chiodi si confesserà dopo che Sulmona dovrà vedersela con le polveri micidiali ci interessa assai poco, come ci interessava assai poco prima, perchè nessuna confessione lava le colpe degli amministratori pubblici. Almeno lasci queste pratiche al suo avversario D’Alfonso, che ci sembra molto più prete di lui e che quindi magari riuscirà anche a farsi perdonare di mettere in lista con lui uno che pare sapesse almeno dal 2004 dei veleni nelle acque e avrebbe applicato filtri che davano l’effetto opposto.

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