NEL CIRCO MEDIATICO PERDE CHI NON PARTECIPA

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TRASFORMAZIONE DEI GIORNALISTI DA PASIONARI A SEMI-LORDS

16 FEBBRAIO 2014 – Sono così malfidati che vedono il peccato dappertutto: avere una debolezza riconosciuta, un piccolo difetto non protetto significa essere proiettati nel loro gioco dei rimbalzi, come una palla di biliardo che batte contro cinque sponde e atterra una fila di birilli al centro prima di spedire un’altra sfera di avorio in buca.

E c’è anche da dire che si fanno sponda tra di loro, dimenticano lo spirito di concorrenza e solidarizzano per tutto il tempo nel quale passano ai raggi X i personaggi che vanno sulla cronaca. Entrare nei gironi che gestiscono in franchising potrebbe voler dire non uscire più, se non quando vuole l’oblio (ma in genere vuole sempre molto tardi). Per questo deve aver fatto bene il parroco di Corfinio a cacciarli dalla chiesa. Chi siano, a questo punto, si sarà capito: i giornalisti, meglio ancora i cronisti.

Si sono riuniti per celebrare la designazione a vice-presidente dell’Ordine di uno di loro. Sono cambiati rispetto al recente passato, perchè non ce n’è neppure uno ideologizzato, guascone della lotta dura e pura contro il potere (ma del potere avversario, solo di quello) come si incontravano prima che, in nome di una barbarie dura e impura, si gambizzassero e uccidessero proprio i giornalisti più indipendenti o soltanto i più gettonati dai lettori.

Anche sullo “schiaffo di Corfinio” hanno poco da ridire: tanto curiosi di sentire quello che diceva don Vincenzo Paura non sembrano. Anzi sfoderano un aplomb insospettabile: chi non partecipa all’evento mediatico si condanna da solo. Sembra quasi di essere trasmigrati nell’ovatta del fair-play anglosassone: la polemica è vista come una pianta urticante che non si addice al sottobosco del lavoro quotidiano, fatto di notizie, talvolta minime, ma sempre trainanti perchè ogni giorno non deve passare senza che lasci un segno.

Debbono affrontare la concorrenza di tanti network che arrivano prima sui fatti; quindi sembrano i nipoti senza patrimonio dei giornalisti che a mezzanotte chiudevano le pagine e almeno per dieci ore potevano ricaricarsi fumando e bevendo come nelle peggiori iconografie sulla “passionaccia”, scritte e girate tra gli anni Trenta e gli ultimi lampi degli anni Settanta.

Non cesseranno mai di esistere; e si faranno sempre un vanto di non condividere l’ultima predica. Quindi è inutile cacciarli dalla chiesa, perchè sanno vendicarsi con lo spray dell’oblio, che sul cammino dell’evangelizzazione è peggio della blasfemìa.

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