Chi non si adatta alla realpolitik è populista

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ALLEANZE DA QUATTRO SOLDI PER LE PROSSIME POLITICHE

8 AGOSTO 2017 – Delle nuove alleanze, all’indomani del voto e in vista delle “politiche” dell’anno prossimo, si potrebbe dire che sono fatte tutte di realpolitik:

in altre parole si potrebbe dire che servono a garantire la governabilità. Ad essere precisi, si deve solo parlare di patti provvisori che non vincolano nessuno, tanto è vero che hanno sempre la premessa di essere validi fino a quando le condizioni che li hanno prodotti permarranno: un po’ come ribadire che il matrimonio rimane fino a quando non lo travolge il divorzio.

L’ambiente politico fatto di queste persone assomiglia un po’ al territorio della Francia in tempo di guerra: passate le Alpi, sei già arrivato a Parigi, senza nessuna perdita. Sono state sancite alleanze per le elezioni provinciali che non hanno la più pallida possibilità di durare un anno: parlare di programmi per amministrare una provincia vuol dire fare la figura degli ingenui, perché questa… campagna di Francia serve non già ad arrivare a Parigi. Fuor di metafora, con uno scambio di intese ad orologeria si punta su un obiettivo minimo, che è quello di raggiungere un posto a Montecitorio o a Palazzo Madama senza alcun programma in base al quale si possa valutare una qualsiasi esperienza legislativa.

Se si aggiunge che a votare andrà poco più della metà degli aventi diritto, si vede a quale livello sono scesi la rappresentatività e lo stesso concetto di rappresentanza. Ma accennare a questi temi vuol dire essere populisti.