D’ALFONSO PARLA DELLA GRANDE BELLEZZA SULMONESE MA EVITA IMPEGNI

272

COMIZIO DEL CANDIDATO AL GOVERNO DELL’ABRUZZO

16 MAGGIO 2014 – Davanti ad una Piazza XX Settembre metà piena e metà vuota (in modo da lasciare libera interpretazione ai pessimisti e agli ottimisti), Luciano D’Alfonso, candidato governatore per il Pd, ha tenuto questa sera il suo comizio insieme al candidato di Sulmona, Massimo Di Paolo.

Ha sottolineato l’esigenza per Sulmona di offrirsi per soddisfare la “domanda di bellezza”, con riferimento alle molte opportunità per lo sviluppo turistico trainato dalle ricchezze monumentali della città. Ha parlato di un “pallottoliere di impegni” in questo settore ed ha inquadrato la prima scadenza nel completamento del restauro dell’Abbazia celestiniana; la necessità di rilanciare il Premio Capograssi. Ha detto che il “cognome dell’Abruzzo è qui, nelle strade di questa città”. Tra i molti mali della Regione come amministrata finora ha individuato quello della mobilità sanitaria (esodo degli abruzzesi per l’assistenza e gli interventi sanitari). Ed ha annunciato che uno studio americano ha individuato come probabili visitatori di questa regione circa sessanta milioni di cittadini statunitensi, nella ricerca della bellezza che è stata loro narrata da centinaia di migliaia di emigrati.

D’Alfonso ha corretto il tiro rispetto a quello che a novembre aveva detto a Raiano come prospettiva di sviluppo del centro-Abruzzo (v. “D’Alfonso celebra i ristoranti sulmonesi” nella sezione EDITORIALE di questo sito; ha solo toccato l’argomento, quando ha parlato di un “menù di facilitazioni” che intenderebbe proporre per Sulmona & C, ma è stato talmente fugace il riferimento che il cronista non ha fatto in tempo ad appuntarlo).

Celebra la “Grande Bellezza”, ma non prende impegni.

Non dice niente della possibilità di emanare una legge regionale per celebrare come si dovrebbe Ovidio nel bimillenario della sua morte, anzi di Ovidio non parla neanche: eppure il 2017 verrà nel quinquennio della legislatura nella quale vorrebbe collocarsi come Governatore. Diamine, non dire niente è un cattivo auspicio perchè potrebbe manifestare la convinzione che, una volta eletto, sarà sfiduciato prima di quell’anno.

Rivolgendosi ai presenti e, dunque, parlando alla metà piena della piazza, ha detto anche che questa zona d’Abruzzo ha molti “siti predisposti”: voleva alludere alle potenzialità di “location” particolari, ma parlando di siti, ovviamente, ha richiamato alla memoria di ogni sulmonese consapevole i siti per il trattamento dei rifiuti di metà Abruzzo (la metà da alleggerire di ingombranti residui, tanto c’erano i Sulmonesi che avevano provvidenzialmente pensato a costruire un impianto di trasformazione), secondo una operazione che, fatta da Chiodi, egli non ha escluso che sarà ripetuta se andrà a governare; ma anche di un sito per antonomasia, cioè quello di raccolta dei rifiuti nucleari sotto la chiesina di San Cosimo, un antro di Polifemo decuplicato e reso sinistro dalle molte incongruenze, compresa quella che è rimasto “limite militare invalicabile” mentre tutte le caserme che davano lavoro ai Sulmonesi sono state chiuse.

Neanche una parola ha detto su quello che potrà fare la Regione per rimediare a questa “non bellezza”. Eppure, nella lievitazione dei compiti e delle funzioni regionali, ci sarebbe anche possibilità di dire almeno ai Sulmonesi e ai Pratolani se da San Cosimo si sprigionano le radiazioni che affliggono le donne in particolare, proiettandole al primo posto della classifica regionale nelle affezioni neoplastiche mammarie. Quatto quatto, ha evitato ogni riferimento al gasdotto contro il quale si è battuta la giunta Federico, ma non la Regione che anzi, con Chiodi, non si è neppure costituita davanti alla Corte Costituzionale.

Il “pallottoliere degli impegni” si è dunque subito sottratto al controllo del candidato ed è stato seguito, ormai a briglie sciolte, da una valanga di slogan, sulla perfetta linea di Matteo Renzi. Se il tempo non fosse stato inclemente, si sarebbe potuto paragonare il discorso roboante all’avventura di Fetonte sul Carro del Sole (tanto per rimanere al Bimillenario ignorato; v. “Gli elementi della natura nella poetica del Sulmonese” nella sezione OVIDIO di questo sito): ha compiuto il giro del mondo in pochi minuti, ha sciolto ghiacciai, infuocato e riattivato i vulcani, creato i deserti mai più recuperati perchè non aveva più il controllo degli argomenti, in un crescendo di fuochi pirotecnici (milioni di visitatori, cognomi dell’Abruzzo, mancava solo che dicesse “Ho un sogno” oppure “Non chiedete cosa possa fare per voi l’Abruzzo, etc etc…”) che peraltro non sono riusciti ad illuminare veramente la “Grande Bellezza” e il modo dei Sulmonesi di parteciparvi. Comunque, chi è in grado di vedere il bicchiere mezzo vuoto, sa almeno cosa non farà D’Alfonso, anzi cosa non ha neppure promesso. Continuiamo così, a farci del male.