VIABILITA’ PELIGNA: DOPO D’ALFONSO PER L’AUTOSTRADA TOCCA A MARSILIO PER LA STRADA ROMANA

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VANDALI INFIERISCONO SULLE UNICHE RISORSE RIMASTE AI SULMONESI – E I CACICCHI NOSTRANI APPLAUDONO PUR DI SOPRAVVIVERE

20 SETTEMBRE 2025 – D’Alfonso voleva togliere l’autostrada alla Valle Peligna. Marsilio si è battuto per far proseguire lo scempio degli scavi a Case Pente, dove si è poi scoperta (come era prevedibile) l’esistenza di una strada romana (nella foto): raggiungeva Ocriticum, a Cansano, e poi proseguiva per l’area attualmente del Bosco di Sant’Antonio, collegando Corfinio a Benevento. Una arteria di capitale importanza.

Insomma, questi vandali dell’era moderna si accaniscono sull’ultima ricchezza rimasta ai Sulmonesi, che con la loro inedia non hanno potuto mandare in malora perchè protetta da un paio di metri di terra dei millenni passati. Chiunque provi a manifestare il proprio pensiero sulla conservazione del patrimonio storico nella Valle Peligna viene rintuzzato con la fraseologia dell’attuale “governatore” dell’Abruzzo, protagonista di una retorica dell'”anti-ecologia”, come i residui di Lotta Continua e dell’ “Autonomia” terroristica di sinistra erano l’espressione della retorica dell’ambientalismo usato come clava contro ogni innovazione utile al capitale.

Cresciuto nelle sezioni del MSI dove poteva parlare poco e soprattutto diceva cose poco interessanti, il “lungo” adesso sparla e scudiscia Mario Pizzola e tutti gli altri difensori delle testimonianze storiche nella zona di Sulmona. Partecipe della cosiddetta Destra di adesso, non ha il senso della politica perchè lui stesso, come La Russa, Meloni, Santanchè sa di essere andato al governo non per il coronamento di un programma politico sociale del vecchio MSI, ma per l’indecente incapacità di una Sinistra che parlava con Enrico Letta, D’Alema, Veltroni; finto abruzzese, Marsilio non ha il minimo interesse per la preservazione di un patrimonio monumentale di Sulmona e assiste impassibile allo scempio di Case Pente. Avesse studiato un po’ di Storia, Sulmona gli avrebbe douto ricordare che fondatore del MSI fu la Medaglia d’Oro al Valor Militar Junio Valerio Borghese, fratello del Principe di Sulmona Camillo; ma anche Borghese è stato rimosso da questa simil Destra affaristica. Beninteso: peggio di lui solo la Soprintendenza regionale all’archeologia e ai monumenti, che ha impedito la costruzione di un cementificio nella stessa zona, ma che non sa resistere ai più pervasivi interessi degli idrocarburi.

Un atto di coraggio si aspetterebbe dai Fratelli d’Italia di Sulmona; ma sono terrorizzati all’idea di essere sganciati dalla motrice trainante della donna, della cristiana, della madre. Si accontentano di acconciarsi nel vagone scomodo nel quale sono stati confinati e non sanno neanche più se a trainarli è un partito o l’uomo del Cogesa: l’altro Attila del centro-Abruzzo Andrea Gerosolimo.

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