INSEGNAMENTI DA UNA MOSTRA SU MERCI E IDEE DELL’IMPERO A SULMONA
25 giugno 2016 – Era multietnico l’Impero di duemila anni fa; se dopo tanto tempo si parla ancora della necessità di distinguere le razze, o anche soltanto i popoli, e costruire muri per impedire i trasferimenti, la Storia va a ritroso e alle conquiste dei Romani, alla perfezione della loro organizzazione sociale ha fatto seguito un medioevo delle idee ed una ancora più oscura modernità.
Per fortuna che a ricordare il tempo felice dell’Impero ci sono infiniti cimeli, testimonianza di un’epoca concreta, non di un aulico sottofondo alle celebrazioni dei poeti. L’età dell’oro non è mai esistita, se non nelle aspirazioni dei poeti; ma almeno è esistita un’età nella quale essere “cives” significava rivendicare con orgoglio una condizione superiore, dalla quale si faceva di tutto per non scendere, per non degradare.
I musei, per questo, sono uno sguardo al futuro, se riescono ad evocare le felicità e i beni (soprattutto quelli spirituali) del passato. E proprio questo ruolo di trampolini per il futuro ha voluto rivendicare ai musei la dott.ssa Rosanna Tuteri, nel dare il benvenuto al nuovo Soprintendente Francesco Di Gennaro e nel presentargli la mostra “Dai confini del mondo alla patria di Ovidio – Merci, uomini e idee”, allestita all’Annunziata, vicina nel tempo al Bimillenario di Ovidio dell’anno prossimo. “Un museo, per quello che propone, è un invito a ripetere nel futuro il meglio del passato” ha sottolineato. Tutto transitava per Sulmona, tra le merci che venivano dai confini del mondo; tutte le idee penetravano la non piccola realtà sulmonese, anche se Ovidio non si è formato qui e non sarebbe mai diventato Ovidio se non si fosse permeato dell’Ellenismo o, almeno, se non avesse frequentato i grandi oratori di Roma.
Ma il flusso di merci e di idee è stata la caratteristica di questa Valle Peligna; inutilmente contro questa realtà, con artifici vari, vogliono combattere coloro che intendono isolare la Valle con le deviazioni dell’autostrada. Negli Anni Ottanta, come ricorda Ezio Mattiocco nella presentazione di questa mostra in una edizione tascabile delle cose più rilevanti, fu inaugurata all’Annunziata la mostra “Sulmona nei secoli, Rassegna documentaria “Dalla capanna all’autostrada”. Luciano D’Alfonso con il suo fedelissimo Toto, vorrebbe inaugurare la mostra palindroma “Dall’autostrada alla capanna”, sintesi di quella rettificazione della A25 da Bussi a Collarmele, per evitare dai traffici la Valle Peligna e replicare lo scandalo della A24, autostrada inutile perché attraversa montagne morte e una sola città ed ha l’unico pregio di servire un laboratorio internazionale di fisica, che si poteva ugualmente costruire senza doverlo camuffare come tragitto di grande comunicazione, addirittura da meritare la doppia carreggiata sotto mille metri di roccia e terra. Le merci, gli uomini e le idee continuano a transitare lungo la A25 e la SS 17; per questo Sulmona può ancora sperare senza doversi affidare alle sorti dell’Impero.
E questi transiti lasceranno testimonianze sempre incommensurabili, come quelle che al piano terra del Museo sono state allestite da ieri per restarvi fino alla fine di maggio. Quei transiti avevano lasciato, al tempio che fungeva da stazione di sosta della transumanza, l’”Ercole in atteggiamento di riposo”, che è andato a tappezzare di manifesti tutta Roma per la promozione di una mostra al Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale una ventina di anni fa e che proveniva dal santuario di Ercole Curino alle falde del Morrone, forse forgiato dalla scuola di Lisippo. In questa mostra l'”Ercole in atteggiamento di riposo” non c’è, tenuto stretto dal museo archeologico di Chieti e Di Gennaro dovrebbe restituirlo, almeno per il Bimillenario prossimo venturo.

L’inaugurazione della mostra: Di Gennaro sulla destra davanti ad una teca
Alcune immagini della mostra inaugurata oggi. In alto: un oggetto proveniente da un’operazione di sequestro di materiali nell’ager Sulmonensis. E’ uno specchio con teca databile all’età ellenistica. Il coperchio è decorato con un rilievo raffigurante una scena mitologica in ambientazione campestre, con tre personaggi che si dispongono secondo uno schema abbastanza diffuso nelle raffigurazioni antiche: a sinistra un uomo (Paride o Adone ?) vestito all’orientale, con tunica corta con maniche, brache, mantello, berretto frigio e calzari. La parte inferiore del corpo è di profilo, con piede sinistro appoggiato su una roccia; lo sguardo è rivolto alla donna (Venere?) a destra della composiziione, seduta di tre quarti su una roccia e appoggiata al braccio sinistro.






