Preserviamo l’A25 dal terremoto, portiamola nella Valle dell’Aterno…

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LE GENIALI PENSATE DEI TECNICI ASSERVITI AGLI INTERESSI DI D’ALFONSO

11 GIUGNO 2016 – Luciano D’Alfonso, presidente della Giunta Regionale, ottiene tutti i pareri necessari per la variante alla autostrada Roma-Pescara.

L’ultimo sarebbe quello del ministro Del Rio; prima, cioè a gennaio, i socialisti di Sulmona avevano invitato il sottosegretario Nencini, contando sulla chiara affermazione di un “no” per i molti motivi che proprio il Psi aveva sostenuto. Ma Nencini venne a Sulmona per dire un secco “sì”. Alla base di questa sequela di adesioni al progetto, che dovrebbe comportare lo sventramento di parte della provincia dell’Aquila ed escludere tutta la Valle Peligna dal transito autostradale, sarebbero questioni legate alla sicurezza sismica: i viadotti che da San Cosimo portano fino alla galleria di Cocullo non risponderebbero ai parametri previsti per la circolazione europea.

E invece si alleggerirà la tensione, rassicurando l’Europa, se si farà transitare l’autostrada nella Valle Subequana e dell’Aterno, cioè nella direttrice sismica che ha sconquassato l’Abruzzo sette anni fa e lo sconquassò nei secoli trascorsi con cadenze regolari di tre-quattro secoli.

Dove, lungo la direttrice tra Roma e Pescara, si sono realizzati i peggiori danni del 2009? A Castelvecchio Subequo, Molina, Castel di Ieri, Gagliano. E proprio lì i geni della protezione civile e il ministro, all’unisono con il sottosegretario, collocheranno viadotti e gallerie; soprattutto gallerie, perché un accreditato tecnico ha affermato che le gallerie resistono meglio dei viadotti. Questo sarà anche vero, ma se l’ostinazione porterebbe questi geni a far passare una galleria sotto il Vesuvio si potrà pure sostenere che resisterebbe più di un viadotto: il discorso è che sarebbe opportuno non far passare le gallerie sotto i vulcani. Mutatis mutandis, se i viadotti di una autostrada (che, tra l’altro, in tutti i terremoti da cinquanta anni ad oggi non sono stati chiusi neanche mezza giornata), necessitano di essere registrati con opere di serio adeguamento sismico, una gestione un poco intelligente della cosa pubblica può limitarsi a metterli in sicurezza, senza che nessuno si sogni di cambiare il tragitto e portarlo nella zona sismica per eccellenza, nel “gran canyon” dell’Aterno.

E’ vero che nel passato si è fatto di più e di meglio, collocando una autostrada sotto il Gran Sasso, quando una parallela bastava e basterebbe al traffico tra il Tirreno e l’Adriatico (spuntano sulla costa abruzzese a trenta chilometri l’una dall’altra…) e si sono stravolti gli equilibrio ecologici e geologici di metà Abruzzo facendo ridere il mondo intero. Ma proprio questi paradossi dovrebbe indurre a riflessioni in po’ più serie.

Poi questa storia della sicurezza dei viadotti è da prendere con le molle. All’indomani del terremoto dell’Aquila furono chiusi quelli della A24; bastò una telefonata da Roma per riaprirli immediatamente, altrimenti non sarebbero arrivati i soccorsi. Rimasero aperti non solo ai soccorsi, ma a tutti. E da sette anni a questa parte stanno lì, senza essere stati ricostruiti o messi in sicurezza secondo i parametri europei.

Quindi le fregnacce della prevenzione sismica valgono solo quando si tratta di escludere tutta la Valle Peligna dai traffici autostradali.

Nella foto: i viadotti della A25 nei pressi di Colle San Cosimo, in Val Peligna