EINS ZWEI SULLA ROMA PESCARA

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MARSILIO PROPONE DI TINGERLA DA STRUTTURA MILITARE SECONDO L’ANDAZZO PER LE OPERE CHE NON SI GIUSTIFICANO ECONOMICAMENTE – NELL’AMBIENTE DA OPERETTA TRASPARE L’IMPOSSIBILITA’ DI RADDOPPIARE IL COLLEGAMENTO CON LA CAPITALE

20 NOVEMBRE 2025 – Il presidente della giunta regionale d’Abruzzo, Marco Marsilio, ha lanciato la proposta di fare della linea ferroviaria Roma-Pescara un itinerario militare. Lo ha detto ieri nel vertice che si è tenuto a Bruxelles con il commissario europeo ai Trasporti Tzitzikostas. Con questa idea, Marsilio conta di “trovare più risorse” per finanziare i lotti fino ai 10 miliardi che consentirebbero il raddoppio della linea o, quanto meno, un radicale ammodernamento utile a limitare i tempi di percorrenza. Oggi pomeriggio, invece, il vice-presidente della commissione regionale Ambiente, Infrastrutture e Territorio, Antonio Di Marco, del Pd, ha anticipato che farà di tutto affinchè sulla Roma-Pescara “non passino i cannoni e i carri armati” e non si compia quello che definisce il “devastante traforo del Morrone”.

L’iniziativa di trovare risorse “en passant”, tinteggiando di toni diversi le opere pubbliche che non dispongono di fondi adeguati non è rara, nella fantasia dei politici. Dopo il terremoto del 1984 il sindaco di Sulmona Franco La Civita tentò (o almeno così disse in conferenza stampa) di far passare come danneggiato dal sisma l’acquedotto del Gizio che era un colabrodo da decenni. Poi apparve chiaro che il progetto, come l’acquedotto, faceva acqua da tutte le parti. Tutto si può tentare, certamente: sebbene questi escamotage non aumentino la credibilità di chi li propone.

La proposta di Marsilio, però, denota un altro aspetto della curiosa idea nata con il governo Conte per fare della Roma-Pescara una linea addirittura dell’Alta Velocità: certifica, cioè, che è a tal punto un’opera disperata da dover attingere a fondi assolutamente diversi da quelli che dovrebbero sostenere una infrastruttura civile. In altre parole: è del tutto fuori dalla logica di mercato spendere 10 miliardi (all’epoca di Conte erano 5 e tra un altro quinquennio potrebbero diventare 20) e, quindi, si tenta il tutto per tutto in una logica che di mercato non è più e dovrebbe trovare risorse nella folle corsa agli armamenti seguìta da una Europa allo sbando, orfana degli aiuti americani (tramutatisi in dazi) e spaventata dalle conseguenze del sostegno al governo fantoccio e corrotto ucraino.

Che si possa sperare di trarne beneficio per modificare una linea ferroviaria dalle difficoltà orografiche estreme è assai dubbio, se si pensa all’impegno e ai tempi richiesti per la costruzione 135 anni fa e a quelli che anche adesso, comunque, saranno richiesti. C’è il rischio (rectius: la speranza) che lo scenario internazionale, nel frattempo, cambi radicalmente e si torni ai tagli radicali per gli armamenti. E a quel punto i soldi potrebbero bastare per un tratto di binari da Sulmona a Bugnara. Intanto, questo sì, la militarizzazione della Roma-Pescara sarà servita per conquistare a questa Destra arronzona qualche voto in più, magari mettendosi alla guida del treno di Strelnikov (nella foto il personaggio del “Dottor Zivago”) che, però, recava una falce e martello… (nella foto in basso una ripresa del film).

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