ORA MAZZOCCA DEVE ANDARE A CASA E CON LUI DEVE FARLO LA GIUNTA REGIONALE

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SCONCERTANTI CARENZE NELLA PREVENZIONE E NEGLI INTERVENTI E LE MONTAGNE RESTANO A BRUCIARE PER SETTIMANE

20 AGOSTO 2017 – Che Mario Mazzocca ci ispiri simpatia è dimostrato da vari commenti che gli abbiamo riservato negli anni; e anche nelle ultime settimane.

Adesso, però, deve andarsene a casa, perché un sottosegretario con delega alla Protezione civile, che è di per sé figura inutile perché dovrebbero bastare gli assessori e non si possono dare deleghe solo per assecondare la sete di potere dei partiti che formano la giunta regionale, non può rimanere neanche un giorno, vista la Caporetto degli incendi in tutto Abruzzo in questi due o tre mesi.

Sembra che tutto quello che si pone in atto sia il coordinamento dei Canadair, che, diciamolo francamente, di tanto coordinamento non hanno necessità perché fanno la spola tra un lago e una montagna. Altro è dire che lo fanno con tempismo e affrontando vari rischi per dare il meglio; ma che debba esserci un sottosegretario a coordinarli sembra un po’ eccessivo.

Le condizioni nelle quali sono lasciate le strade e i sentieri dei monti d’Abruzzo sono tali che le difficoltà di movimento non possono che essere la conseguenza dell’abbandono di ogni strategia di sostegno per le zone interne. E a questo punto forse la responsabilità non è solo di Mazzocca, quanto dell’intera giunta regionale, che è stata capace solo di roboanti affermazioni programmatiche e che per la montagna non ha nessuna strategia. Basta fare un giro in strade e sentieri al di sopra degli 800 o 1000 metri di altitudine per capire come l’osmosi che c’era fino a venti o venticinque anni fa tra quelle zone e il contesto urbanizzato si è persa del tutto, cosicchè è difficile pure pensare a degli interventi urgenti di contrasto alle calamità naturali. Rigopiano ha dato le proporzioni in inverno, il Gran Sasso, Passo San Leonardo, il Morrone stanno confermando che tutte le risorse regionali sono state dissipate in politiche del tutto diverse e addirittura contrastanti con quelle del territorio montano (abbiamo raccolto dalla testimonianza del Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, Carrara, la conferma che a Collelongo le fiamme sono durate una settimana). E nessuno può chiedere conto di questa sconcertante, intenzionale trascuratezza, perché l’entroterra montano esprime pochi voti alle elezioni, cioè non costituisce obiettivo accattivante.

Poi la colpa, per quanto sufficiente a mandare a casa Mario Mazzocca o Luciano D’Alfonso e tutti gli assessori vari, non è soltanto loro, perché se le cronache dei giornali hanno riportato che nei giorni precedenti questo sciagurato pomeriggio d’estate sono stati rinvenuti numerosi inneschi per incendi nella fascia pedemontana del Morrone, magari qualche perlustrazione in più poteva essere organizzata, sia per vedere se i focolai non si potessero riattivare con il vento di oggi (se così è stato), sia per carpire i movimenti strani che gli incendiari mostrano sempre a occhi che siano vigili (se sono stati nuovi inneschi a scatenare l’inferno di oggi).

Che dipenda da quella che si definisce “la politica” (ma i politici hanno un nome e cognome ed è ora di farli), oppure dalle Forze dell’Ordine o dal Prefetto, è chiaro che così non si può andare avanti, perché non c’è neppure consapevolezza dei rischi ai quali un patrimonio naturale è esposto. Ora vogliamo i nomi degli incendiari, oppure anche per chi doveva vigilare e indagare è giunto il tempo di andare a casa.

In alto una inquadratura  dell’incendio del Morrone da Piazza Capograssi a Sulmona

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