E IL MORRONE RACCONTA IL SUO DRAMMA MANDANDO LA CENERE NELLE VIE DEL CENTRO

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ANGOSCIANTI TESTIMONIANZE DELLE FIAMME CHE SONO A POCHI CHILOMETRI

20 AGOSTO 2017 – E’ così vicino l’incendio del Monte Morrone che sui tavolini e sulle auto del centro di Sulmona si poggia, lieve e timorosa, la cenere (nella foto) che è salita in cielo e poi è venuta a raccontare il disastro.

La zona pedemontana del Morrone è come un parco cittadino, era ancora il luogo delle scampagnate quando non c’erano i grandi esodi; è più vicina alla zona Peep della stessa villa comunale. I frammenti leggeri dei lapilli incanutiti e ormai freddi si avvicinano come i primi fiocchi di neve dell’inverno, quando incomincia una di quelle  calamità che nulla hanno di disastroso se non fossero accompagnate dall’incoscienza nei lineamenti decisamente antropomorfi.

Un metro o due di neve riescono a schiantare, con le valanghe di primavera, un bosco con un piccolo fronte e lasciano sul terreno tanta legna per chi la vuol raccogliere. Il fuoco di un pomeriggio carbonizza una montagna e lo manda a dire, ospite che atterrisce, quasi sussurrando, a cose fatte, posandosi sui tavolini delle serate di grande socializzazione di piazza.

Tutta questa notte la montagna sarà abbandonata a se stessa, tacciono i Canadair; se gli animali riusciranno a scappare, meglio per loro; se tra un bosco e un altro c’è un vallo sterile, forse il fuoco si potrà fermare, perché salti è difficile che ne faccia se non c’è la mano criminale con forme umane. Ma domani, il carro del Sole che secondo Ovidio si avvia puntuale con i cavalli scalpitanti che non vogliono attendere, troverà una desolazione come quella che a memoria di anziano delle Marane non si ricorda e che forse ispirò il Vate quando raccontava di Fetonte. Forse le fiamme saliranno fino al Bosco dell’Impero, frutto di un lavoro di ottanta anni fa, o forse seguiteranno a dirigersi verso est, dove incontreranno una estesa zona di roccia, quindi dovrebbero fermarsi; o forse aggrediranno la “Scannese”, bosco ormai malandato che sta molto in alto e che richiama il profilo di una donna di Scanno con il suo costume. Non si può sapere adesso, e soprattutto nessuno può dirigere un fuoco, se nessuno prima ha pensato a creare distanze tra pezzi di bosco e a conservarle con una attenta manutenzione; cioè a fare il saggio amministratore che non dilapida in Masterplan, in aeroporti internazionali di Preturo e in ricostruzione pagliaccia, le risorse della gente che vive ancora nelle montagne; a pochi chilometri dal fuoco di oggi.