Se parla al mondo Del Corvo si deve documentare

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SULMONA, 25 settembre – Quali cittadini di questa provincia gradiremmo un presidente più documentato: ne va dell’autorevolezza politica di tutta la provincia. Del Corvo ha preso posizione contro l’imminente esecuzione in Iran di una donna accusata di adulterio e di concorso in omicidio del marito. Bene; bravo. La pena di morte non è la soluzione. Riteniamo anche che

 lo Stato possa soltanto difendersi mettendo il reo in condizione di non nuocere; quindi può tenerlo in carcere. Lo Stato non può interferire nel percorso spirituale di un reo e non può impedire che, prima di morire e di presentarsi al suo Signore se ci crede, il condannato riconsideri il suo atto, fino a convincersi che è un crimine, con tutto quello che ne discende.

Quando si sconfina in questioni internazionali, però, bisogna essere documentati, perché se si firma una risoluzione, un auspicio o una istanza contro la lapidazione in Iran senza sapere che negli Stati Uniti, in Virginia, per esattezza, sta per essere giustiziata una donna, anch’essa accusata di concorso nell’omicidio del marito, si rischia di non avere credito e, mentre si impedisce ad uno di uccidere con le pietre, si lascia che un altro frigga il cervello del condannato o immetta veleno nelle sue vene. Bisognerebbe chiedere la moratoria di tutte le condanne a morte, in tutto il mondo e non limitarsi a prendere una posizione, solo perché sostenuta da chi fa più clamore. 

Soprattutto se la donna uccisa in America era anche una disabile mentale (con il quoziente intellettivo fermatosi a 72 e “con alle spalle una vita difficile” dicono le cronache); è ripugnante uccidere una disabile. Bisognerebbe avere la forza di dire che anche gli USA debbono abolire la pena di morte e qualche parola occorre spenderla per il modo nel quale l’opinione pubblica mondiale ha saputo dell’esecuzione di Teresa Lewis: a cose fatte, così nessuno disturbava il manovratore.

 

SULMONA, 28 settembre – Ora che l’Iran ha tramutato la modalità di esecuzione di Sakineh (da lapidazione alla più “occidentale” impiccagione) appare in tutta la sua inadeguatezza la scialba presa di posizione contro le esecuzioni in Iran senza uguale opposizione alle uccisioni di Stato negli USA. E’ ora di abolire questa sanzione in tutto il mondo e occorre non restare in silenzio quando ad eseguirla non sono gli islamici.