PERCORSI DI DESTRA/ DAI SILURI DI BORGHESE A QUELLI DELLA MELONI

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SE IL TACCUINO DAL 1973 AVESSE REGISTRATO LE TRASFORMAZIONI

21 AGOSTO 2019 – Se quando il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti decise la mia iscrizione, nel lontano 1973, mi avesse assegnato un esperimento di cronaca politica da svolgersi in tempi molto lunghi, contando sul fatto che ero ancora minorenne, avrei scelto di scrivere un taccuino nel quale raccogliere l’esperienza della Destra italiana, trattando pochissimo quella dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, cioè la materia adatta agli storici, e quasi esclusivamente il divenire della Destra dal 1974 in poi.

Quasi cinquanta anni dopo, avrei scoperto, rileggendo quella narrazione, che alla vera Destra il cosiddetto Arco Costituzionale (fittizia delimitazione che comprendeva tutti, pure i sanguinari di Lotta Continua che uccisero Luigi Calabresi, ed escludeva solo il Movimento Sociale Italiano) imputò le peggiori infamie, come le bombe su treni Italicus e seguenti, o la strage di Bologna, o lo stupro del Circeo, con la stessa autorevolezza con la quale si sarebbe potuto imputare ad una non meglio specificata Sinistra le canagliate compiute, da fanatici eterodiretti, sui corpi indifesi di Sergio Ramelli, di Alberto Giaquinto, dei fratelli Mattei, dei due operai che custodivano la sede del MSI a Padova (dei quali si sono persi, e ho perso, finanche i nomi), etc.

Sergio Ramelli

I “compagni che sbagliano”

Per queste nefandezze non si usava il termine di “Sinistra”, ma quello di “compagni che sbagliano”, cosicchè non c’è da stupirsi che uno degli assassini di Luigi Calabresi, negli anni dopo, abbia potuto affrontare il processo da uomo libero e sia tornato libero dopo il brevissimo soggiorno in carcere; né c’è da stupirsi se per decenni governi di varie estrazioni politiche abbiano solo finto di pretendere la consegna di Cesare Battisti o degli stessi esecutori del rapimento di Aldo Moro.

C’è stato, dunque, un chiaro pregiudizio a favore di chi, da Sinistra, violava le leggi civili, penali e morali; pregiudizio che del resto è figlio della massima “uccidere un fascista non è reato” che la Sinistra proclamerebbe ancora oggi se esistesse un fascista.

Dalla padella alla brace

Uscita da tale persecuzione e scomparsi i fautori della guerra civile in Italia combattuta sul finire del secondo conflitto mondiale, una forza politica qualsiasi avrebbe avuto vita facile per i cento anni successivi e l’ipotetico taccuino-esperimento giornalistico si sarebbe arricchito di vocaboli come “riscoperta”, “riscossa”, “rivalutazione” della Destra. Invece cosa fa una “Destra” che avrebbe potuto parlare sull’esempio di persone che, ancorchè non inquadrabili nel MSI, hanno dato tutto, compresa la vita, al loro attaccamento ai princìpi della dedizione al dovere, del coraggio personale con il ripudio di responsabilità collettive, della correlazione tra il concetto di autorità e quello di responsabilità, della solidarietà sociale anche per i più poveri (o, quanto meno, senza distinzione di censo)? Si affida a persone come Silvio Berlusconi, che di tali concetti ha fatto i suoi dichiarati nemici per tutta una vita e che collocò in posizioni di spicco del suo partito i “campioni” della Sinistra come Ferrara, Liguori, Bondi, etc; oppure si affida a Bossi, che dell’unità e dell’identità nazionale ha fatto strame insieme a tutto il suo partito; oppure a Fini, la massima aspirazione del quale è stata quella di succedere ad Almirante e poi a Berlusconi e, nella fretta del delfino, ha anche impegnato una reputazione di persona credibile e l’ha dissolta a Montecarlo come qualsiasi impaziente rampollo alla caccia di anticipare la riscossione del destino.

A questi cinquant’anni dall’impegno di scrivere un resoconto sul destino della Destra in Italia (diverso dall’aspirazione di scrivere una Storia) non mi avrebbe retto la penna se mi fossi avventurato nell’analisi di come gli elettori di Almirante (giunsero ad essere tre milioni dopo il 1970, cioè oltre il 15%) si siano precipitati a sostenere un capo di governo che come Silvio Berlusconi non aveva neppure provato a leggere la storia di uomini della Destra che per il loro valore appartengono a profili di molto superiori al Fascismo che hanno sostenuto, come Junio Valerio Borghese (nella foto del titolo), ma anche di milioni di Italiani che hanno dato le loro semplici vite di servitori silenziosi del dovere, della civiltà, della solidarietà nazionale. Loro sono morti cercando di scrutare un fuoco sacro; la “Destra” dell’inizio del terzo millennio era in Parlamento a sostenere con un voto pubblico che “Ruby è la nipote di Mubarak” per il salvacondotto a Berlusconi che, questo era forse l’importante, pagava e paga tutte le spese del partito e per questo era stato traghettato in salvo da leggi ad personam. Cosa c’è di “Destra” in questo? E la Destra aveva mai aiutato fuorilegge che non fossero ritenuti tali per motivi politici?

“Destra” per dire egoismo, affarismo, illegalità

Ultima annotazione di questo ideale taccuino avrebbe riguardato, e siamo all’oggi, uno stupore incontenibile nel constatare come il termine “Destra” appartenga sostanzialmente ad una classificazione politica equivalente ad “egoismo”, “affarismo”, rigetto delle regole. E come la “Destra” cammini sulle gambe di un politico-burattino come Matteo Salvini, che fino a qualche anno fa respingeva il solo pensiero che l’Italia cominciasse dalle Alpi e finisse a Lampedusa e oggi è considerato il vessillo del pensiero nazionale, o del sovranismo che dir si voglia. A lui vanno i voti di coloro che, noncuranti della dissonanza tra la Destra sociale (di Almirante, per esempio) e la parte politica (gli imprenditori del Nord, per esempio) che ha richiesto l’immigrazione negli anni Ottanta per pagare meno la manodopera, ancora di meno di quella proveniente dal Sud, votano, con rabbia, per il “capitano”, quasi a confermare che gli elettori di “Destra”, se non recitano la parte di orfani dei loro ideali, non sanno peraltro scegliere una Destra che sia aliena dalle storture dei partiti che si sono arrogati di rappresentarla.

Il pennino si sarebbe spezzato se avessi cercato di esprimere il motivo per il quale uno scappato di casa come Matteo Salvini (scappato, cioè, politicamente dalla esperienza diciamo… non di Destra del “Leoncavallo) avrebbe potuto dichiararsi di Destra (a Sulmona, dove non avrei creduto a tanto se non lo avessi sentito dal vivo, o, come diceva Di Pietro, se non lo avessi sentito con i miei occhi) e addirittura diventare il “Capitano” della Destra quando finalmente gli Italiani hanno capito chi sia Berlusconi. Elettori che hanno creduto alla linearità della Destra di Almirante e all’intuito politico che lo portarono a poter rivendicare di essere stato decisivo nella elezione di un Presidente della Repubblica (Giovanni Leone, nel 1971) si sono riversati su un burattino politico che chiede “pieni poteri” e determina una crisi di governo in un momento difficile per la credibilità dell’Italia e poi allestisce la pagliacciata di prospettare la continuazione delle alleanza M5S-Lega, addirittura ritirando una mozione di sfiducia.

La Lega, che rivendica il suo ruolo di forza di Destra (da tutta la grande stampa subito riconosciutole pur di poter riempire ancora di “egoismo”, “cialtroneria”, “illegalismo” la percezione della Destra), ha infangato con la sua difesa del bottino dei 49 milioni di euro il ricordo dell’ultima Destra al governo, quella di Quintino Sella che riportò in pareggio il bilancio dello Stato e i soldi li investiva nelle strade e nelle ferrovie, tanto che le uniche che abbiamo in Abruzzo sono proprio la Roma-Pescara, la Terni-Sulmona e la Adriatica, che non furono frutto di alcuni “governi del fare” o dei “sì” del Nord, ma di un governo fatto da tutti gli Italiani e di un Ministro del Sud come Silvio Spaventa. La “Destra” di oggi, se non è questa clownesca di Salvini, è affidata ai proclami di Giorgia Meloni che vorrebbe venisse affondata la nave di Karola Rackete dopo il sequestro: siamo passati, a Destra, dagli affondamenti delle navi inglesi ad opera della Decima Mas della medaglia d’oro Junio Valerio Borghese agli affondamenti di navi previamente sequestrate.

Una persona di Destra si può riconoscere in questa galleria di strana umanità in cerca di autore?

Ma ci saranno sempre esempi di Destra

Molto meglio dare un contributo affinchè giovani Italiani (soprattutto provenienti dal Sud e non vergognandosi di questo, né abbassando lo sguardo davanti al “Capitano” e ai suoi caporali) si affaccino al governo dell’Italia, come hanno fatto i “grillini”, con energie e risorse fresche e, se si dà loro credito e sostegno, rifuggendo dal puzzo di aria viziata del compromesso (come lo definiva Paolo Borsellino, guarda caso certamente non collocato… a Sinistra) e dal principio del “chinati canna, chè passa la piena” (contrastato con la vita da Giorgio Ambrosoli, guarda caso certamente non collocato a Sinistra). Questi giovani sono riusciti a mandare a casa Silvio Berlusconi; potrebbero riconoscersi nei princìpi della dedizione al dovere, del coraggio personale con il ripudio di responsabilità collettive, della correlazione tra il concetto di autorità e quello di responsabilità, della solidarietà sociale anche per i più poveri, esattamente nelle caratteristiche che prima sono state elencate per qualificare un’azione di Destra. E potrebbero separare definitivamente le responsabilità di una Destra logoratasi nella rincorsa del potere da quelle di una Destra che prova a ridare all’Italia un governo che venga ricordato per la sua tensione verso una sana gestione della cosa pubblica, anche contro tutte le collusioni che finora hanno portato le opere pubbliche nello stato nel quale le conosciamo anche per le tragedie che si ripetono con maggiori o minori effetti e perdite di vite umane.

A me sembra che se quei principi, che per decenni sono stati allontanati dal concetto di Destra, hanno un fascino, quei giovani saranno i primi ad esserne affascinati.

Ed è comunque l’unica strada per evitare le figure che la “Destra” sta facendo in queste ore.

V.C.

 

 

 

 

 

 

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