Il sonno della Regione genera D’Alfonso e Paolucci

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IL GIOCO DEI NOMI NEL PARTITO CHE DOVREBBE CELEBRARE IL CENTENARIO: PRONTI ALLA RIVOLUZIONE PRESIDENTE E ASSESSORE

26 LUGLIO 2014 – Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd, è stato insignito da Luciano D’Alfonso, presidente della Giunta regionale, assessore con delega alla “Rivoluzione della pubblica amministrazione”. Pare anche che D’Alfonso sia rimasto serio nel farlo.

Ora, come abbiamo accennato in “A Paolucci toccherà fare la rivoluzione per decreto” (nella sezione POLITICA di questo sito) si poteva bene chiamare questa delega con il collaudato “Riforma della pubblica amministrazione”. Ma il Pd regionale pensa di supplire alla mancanza totale di voglia di lavorare con una overdose di termini esilaranti, di palle che sfondano la stratosfera e poi ricadono miseramente su chi le spara. Ora la palla della Rivoluzione non è ancora rientrata perché già sul nascere era destinata ai più alti strati.

Ma già si cominciano a vedere i… non effetti della rivoluzione. Da due mesi, cioè da quando D’Alfonso ha raccolto il mitico 40,8%, non solo non si parla di rivoluzione, ma neppure di sollevazione della pubblica amministrazione, sommossa, aggiustamento, sedizione della pubblica amministrazione, rissa. Ci sarebbe bastato vedere i prodromi di una accapigliata della pubblica amministrazione, di una spolverata di una qualsiasi amministrazione, anche con pubblica. Il botto, certamente, verrà ad ottobre, perché chi si riempie la bocca di rivoluzione poi si suggestiona al punto da sentirsi Lenin e basta un viaggio a San Pietroburgo (anche in agosto) per accendere la miccia. Ma qualche avvisaglia in Russia ci fu nel 1917 e veramente anche prima. Qui, dato il nome all’assessorato, sembra che sia stato fatto tutto e non si debba fare altro. 

Il Pd regionale si adatta al tipico stile di Renzi. La mattina presidente e assessori dànno una ripassatina ai vocaboli e ai concetti, li articolano e modellano per gli avvenimenti che hanno cambiato la storia come i caricaturisti elaborano bocche, orecchie e nasi per ritratti molto più grandi e poi il gioco è fatto: basta collegarsi a facebook e a twitter.

La gente si accontenti di questo approccio nell’attimo dell’aurora, sappia cogliere questo suggerimento della psiche che lascia il corpo mentre ancora è assopito, dell’inconscio che cessa di dettare i sogni lasciando la concretezza del lavoro che non piace a nessuno: è quello l’attimo della creazione, la applicazione è volgare.

Il sonno della Regione genera D’Alfonso e Paolucci; e sarà duro il risveglio, anche se non si vorrà fare una rivoluzione che accenda ancora gli animi di un partito che fu, quando mancano tre anni al centenario.