21 NOVEMBRE 2013 – La mostra del pittore Italo Picini, allestita nella scorsa estate a Francavilla al Mare (v. “Il poeta che accarezzava i suoi quadri” nella sezione ARTE di questo sito) si sposta ad Avezzano;
domani i Rotary clubs peligno e marsicano si incontreranno per rendere omaggio all’autore delle più significative opere del XX secolo sulla condizione delle donne e dell’infanzia nell’Abruzzo. E’ annunciata anche la presenza della Soprintendente dott.ssa Lucia Arbace.
Proprio Lucia Arbace ha creato i presupposti per questo piccolo miracolo della riscoperta in vita di un pittore ostacolato dal suo stesso carattere e poi dalle solite gelosie di artisti. Fosse stato per lui, Italo Picini aveva salutato da un pezzo le competizioni a colpi di critiche (talvolta accomodanti e un po’ urticanti oggettivamente per chiunque le leggesse con distacco) ed aveva manifestato anche un certo disinteresse per il restare aggrappato alla vita senza prospettive. L’antitodo che Picini ha usato contro l’inedia, almeno negli ultimi dieci anni, era ancora la ricerca psicologica. Non se ne era mai completamente distaccato, ma da ultimo ha avuto un sussulto: le vicende dei bambini palestinesi, tutto il dolore per l’abbandono dei ragazzi, il tradimento che una società riserva ai ragazzi.
Tutti questi temi hanno soppiantato, forse, la fatica delle donne che egli ha dipinto in anni più risalenti. Picini non lo ha confessato mai, ma egli non ha mai smesso di dipingere e forse lo sta facendo anche in queste ore, in queste settimane della rigenerazione dopo la mostra di Francavilla al Mare. Si è stancato degli uomini e delle relazioni sociali, continua a sbuffare ogni volta che sente parlare di preti, talvolta sbuffa anche se dei preti non sente parlare perchè è lui che comincia a parlarne; vorrebbe per questo vivere da solo, ma poi si incuriosisce di tutto e secondo noi traduce questa energia per la conoscenza in altre tele, senza orgasmo, con la misura che hanno i vecchi che vogliono ancora arrivare lontano. Ed è persona molto attenta a riconoscere la competenza degli altri, molto meno presuntuosa di quello che il suo temperamento artistico farebbe intendere.
Per convincerlo che le istituzioni si interessavano a lui c’è voluta molta pazienza, per tutto il tempo che egli sciorinasse le cocenti disillusioni di oltre settanta anni di respingimenti e di sgambetti sleali, nonostante egli avesse regalato il meglio dei suoi dipinti alla Provincia e avesse così dimostrato una generosità civica forse ineguagliata in Abruzzo. Ma la pazienza deve essere evidentemente una dote della Dott.ssa Arbace.





