Le interviste ai manager pubblici non si pagano, ma sotto Natale si fa un’eccezione

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SCONCERTANTI REGALI DELLA ASL ALLE TESTATE GIORNALISTICHE (E NON A TUTTE) MENTRE SI TAGLIANO I SERVIZI PER RISPARMIARE

8 GENNAIO 2015 – Il presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta, ha chiesto formalmente alla Asl di L’Aquila-Avezzano-Sulmona

gli atti allegati alla delibera attraverso la quale sono stati predisposti benefici finanziari per alcune testate giornalistiche, anche on line, di complessivi euro 77.000. Pallotta richiama espressamente la “Carta dei doveri dei giornalisti”, che prevede ferrei parametri per tracciare la condotta corretta sotto il profilo deontologico dei giornalisti. “Tale richiesta – spiega il presidente  –  trova giustificazione nel fatto che l’allegato A della delibera chiede ai mezzi d’informazione la diffusione di comunicati stampa e la realizzazione di interviste che rappresentano strumenti non condizionabili nel corretto esplicarsi dell’attività giornalistica”.

Quella che sarebbe alla base di un delibera più unica che rara nel suo genere, è la logica della “scorciatoia”, molto auspicata nel recente passato dagli amministratori che non gradiscono seguire la strada maestra delle inserzioni pubblicitarie. I criteri per l’acquisto di spazi a pagamento debbono essere previsti (e sono previsti) da norme uguali per tutti, con tanto di tariffe e con parametri di scelta che non siano rimessi al capriccio (o peggio) del committente. A circa 35 anni dalla approvazione della legge 416 del 1981 per le provvidenze all’editoria, sembra quasi che le procedure per contemperare le esigenze di comunicazione alle necessità di buona gestione della cosa pubblica siano diventate ferri vecchi. Addirittura, il regalino della Asl ad alcune testate prevedrebbe (ma la cosa è tanto incredibile che va presa con le molle) anche la realizzazione di interviste. E davvero sarebbe gustoso vedere quale grinta un giornalista (che sa che il proprio giornale o sito internet  è pagato dall’intervistato) imprimerebbe alle domande.

Ma oltre la compatibilità o incompatibilità della figura di un giornale di libera informazione, pagato dall’intervistato, resta il fatto che l’utente ha diritto di sapere che una certa intervista è realizzata come controprestazione di un finanziamento. E qua siamo nel teatro dell’assurdo, se si pensa che in questi giorni proprio i giornalisti, per conservare il diritto ad essere iscritti all’albo, hanno dovuto affrettarsi a compilare quiz in corsi di “formazione continua” telematica. E le domande erano per lo più vertenti sulla condotta da tenere quando l’odore dei soldi di imprenditori, politici e compagnia bella entra in redazione e minaccia di condizionare ogni parola degli autori della carta stampata o video trasmessa o anche trasmessa via cavo. Un approfondimento dell’Ordine dei giornalisti è il minimo che si richiede ad un organismo per legge votato a garantire la credibilità di una intera categoria di professionisti.

Ma non meno filtrante deve essere la verifica della condotta di chi ha approntato e fatto approvare e approvato la delibera 2232 del 24 dicembre scorso: se quei soldi dovevano servire a pubblicare notizie sulla attività della Asl, sono stati soldi sprecati perché giornali, tv e siti internet pubblicano gratuitamente le notizie che sono interessanti e non quelle che sono pagate. Se, invece, quei soldi dovevano servire a realizzare interviste accomodanti o celebrative delle persone intervistate, c’è materia sufficiente per una inchiesta della Procura della Repubblica e non solo dell’Ordine dei giornalisti, perché non si potrebbe dilapidare denaro pubblico in questo modo, soprattutto quando si sostengono le ragioni del risparmio e dell’austerità in servizi pubblici essenziali quali sono quelli sanitari.