I TARTUFESCHI DISTINGUO DEL PD SUI SOLDI AI GIORNALISTI

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SCANDALO DELLA DELIBERA NATALIZIA DELLA ASL: PEZZOPANE PONTIFICA MA SBAGLIA NUMERO, GENERE E CASO 

9 GENNAIO 2015 – Moliere nel suo “Tartufo” descrive l’atteggiamento di un tipico esemplare della borghesia-nobiltà francese,

pronto a tutte le giustificazioni più perbeniste per esprimere assoluzioni o blande condanne quando conviene non essere severi: e, soprattutto, di un tipico esemplare che vive in contraddizione con se stesso quando più gli aggrada.

Viene da pensare al “Tartufe” di oltre trecento anni fa quando si leggono le reazioni del Partito Democratico abruzzese alla delibera di tal Silveri, dirigente generale megagalattico (come il deficit dell’azienda che dirige) per il contentino dato ad alcuni (e solo alcuni) giornali o testate giornalistiche internet alla vigilia di Natale. Sia tal Paolucci che la più nota Pezzopane premettono che occorre,  beninteso, garantire visibilità alle istituzioni e, quindi, capacità di comunicazione sulla carta stampata, alla televisione e ai siti internet, perché bisogna far sapere quello che la Asl, per esempio, fa o progetta di fare. Questo garantirebbe la democrazia; staremmo quasi per dire che è un costo della politica, che i cittadini che pagano le tasse (e adesso anche i servizi sanitari perché le tasse non bastano più) si debbono accollare per beneficiare solo alcuni dei giornali, non si sa bene in base a quali criteri siano stati scelti. “Allora non ci siamo capiti” canta Franco Battiato nella stessa canzone nella quale si domanda “perché dovremmo garantire belle ragazze a vecchi rincoglioniti?”, con evidente allusione ai costi della politica della “seconda Repubblica”.

E “allora non ci siamo capiti” dobbiamo ribadire quando leggiamo che la sen. Stefania Pezzopane premette, nella sua nota di compiaciuta condanna del Silveri (ma solo perché è suo nemico politico dichiarato): “Ritengo sia giusto fare comunicazione istituzionale per veicolare l’immagine di un ente ed è altrettanto giusto aiutare l’informazione locale, che vive un momento delicato e a rischio di posti di lavoro. Chiudono emittenti e redazioni locali, spesso nell’indifferenza. E’ ora che la Regione Abruzzo, così come hanno già fatto altre Regioni, si doti di una legge per l’editoria locale, che dia risorse trasparenti e certe, coinvolgendo il Corecom per individuare standard e tariffe e stabilisce regole che per la sua comunicazione e per le aziende dipendenti come le Asl”.

Se la sig.ra Pezzopane, risvegliatasi dopo le incessanti apparizioni televisive su altro argomento, avesse letto i resoconti parlamentari sulla famosa riforma dell’editoria del 1981, si sarebbe resa conto che giammai i contributi pubblici possono essere sanciti “per fare comunicazione istituzionale”, che è concetto caro solo al dirigismo del Pci e di tutti gli altri partiti anti-libertari. La comunicazione non tollera aggettivi e i giornalisti debbono pubblicare le notizie a prescindere dalla loro fonte: siano di origine “istituzionale” o altro, vanno pubblicate se meritano la pubblicazione e lo Stato o le Regioni non hanno diritti in più se pagano una quota delle spese editoriali. Infatti le “Provvidenze all’editoria” non prevedevano nessuna controprestazione. Addirittura i finanziamenti ai giornali erano stati decisi, in precedenza, solo perché in realtà i giornali costavano più di 90 lire a copia, ma non si poteva aumentare il prezzo che influiva nel paniere della “scala mobile” e avrebbe aumentato la percentuale di inflazione; oppure, siccome la carta italiana era la più costosa del mondo, i Governi volevano aiutare gli editori che dovevano, peraltro, acquistare la carta da imprese fuori mercato, ma utili per evitare improvvisi e impopolari licenziamenti. Neppure la proposta di legge regionale di Domenico Susi, che prevedeva peraltro una sorta di nazionalizzazione di tutte le fasi di produzione e vendita dei giornali (per giustificare così il deficit dei relativi servizi da porre a carico dello Stato) giungeva a prevedere “spazi di comunicazione” come controprestazione di queste elemosine. Pezzopane sì.

“Allora non ci siamo capiti”, per ripeterla con Battiato.

Anche in fatto di premesse e di “distinguo”, le affermazioni della sen. Pezzopane sono all’opposto della tutela delle libertà e della dignità dei giornalisti, in perfetta sintonia con le impostazioni del Partito Comunista Italiano del quale è stata funzionaria e partecipe delle varie “scuole di preparazione” allestite un po’ in tutta Italia e, in particolare, per i futuri magistrati, alle Frattocchie (con i danni che poi questi magistrati hanno fatto e stanno facendo al sistema istituzionale italiano, consegnando la protesta contro i loro soprusi alla rappresentanza di un’accozzaglia di affaristi quale la sedicente Destra di Berlusconi si è rivelata).

Non si danno soldi pubblici ai giornali per garantire comunicazione. La Asl, come qualsiasi azienda, se vuole informare compra spazi pubblicitari e li fa qualificare per tali (in modo che i lettori siano consapevoli di che razza di servilismo si macchia il giornalista se fa interviste accomodanti); predispone preventivi e poi commissiona tali spazi secondo i criteri di redditività dell’investimento. Lo Stato o le Regioni, diversamente dalle aziende, possono aiutare indistintamente tutte le fonti di informazione anche soltanto perché esistono e vanno conservate (il che può essere una scelta); ma non possono giustificare i loro esborsi con la tartufesca trovata della necessità di garantire la comunicazione istituzionale. C’è da rallegrarsi che la sen. Pezzopane, pur avendo ricoperto ruoli di rilievo alla Regione (consigliere, assessore, pare anche vice-presidente di giunta), non abbia messo mano alle normative sulle provvidenze all’editoria, perché di certo vi avrebbe lasciato l’orma della sua impostazione anti-libertaria.

Questo giornale, che non ha mai chiesto contributi pubblici, ha rivolto un invito alla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Marcozzi, per prendere visione della distribuzione dei fondi a testate giornalistiche varie dell’Abruzzo, da parte della Regione. Non ha ottenuto neanche una risposta. E’ segno che in questa materia anche gli strilli di Grillo debbono essere attutiti?

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