LEONARDO DA VINCI: “VOLO COGNOSCERE SOLMONA”

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Leonardo da Vinci

L’EMOZIONE DEL GENIO PER IL VIAGGIO DA MILANO NELL’ESTATE DEL 1498

22 LUGLIO 2014 – Dipinge un altro quadro Leonardo da Vinci quando sta per partire da Milano per Sulmona: non è fatto su tela e con colori.

E’ la incisiva trasposizione su carta del suo stato d’animo prima di affrontare il viaggio che richiede un mese per andare e un mese per tornare. Fa trasparire tutta la sua gioia di visitare il capoluogo reale degli Abruzzi, nel 1498, in agosto. “Volo cognoscere questo paese” che “tiene tante cose belle a vederse – Solmona tene una grande chiesa de la Nostra Signora Anunciata che unito a essa tene uno grande ospitale ed anco lo palagio de lo magistrato”.

E’ emozionato proprio lui, l’uomo che ha già dipinto e dipingerà opere immortali. Ha appena completato “La Madonna delle Rocce”, che adesso si trova nella National Gallery di Londra. Come nei suoi quadri, nella lettera che compone prima di avviarsi per il lontano Abruzzo, Leonardo da Vinci inserisce molti motivi ed argomenti ulteriori rispetto al soggetto. E così gli viene il terrore dei briganti, che continuamente aggrediscono e talvolta uccidono “li mercanti” e ovviamente i… disegnatori che vanno al seguito dei mercanti per riprodurre le “tante cose belle a vederse”.

E’ scritto tutto di suo pugno questo elenco di premure e di speranze per il viaggio: sembra proprio di trovarvi le tracce delle ansie e delle fibrillazioni che il viaggio porta con sé, oppure preannuncia talvolta con contorni più incisivi del reale. E Leonardo da Vinci, ingegnere e non solo “pintore”, pensa che il suo “Messere Paulus Trivultio” disporrà i cinque carri in accampamento, ogni notte, in modo che quelli che conterranno la preziosa merce staranno al centro e gli altri, con i venticinque accompagnatori che dovranno anche fare da vigilanti, staranno a cerchio per respingere l’assalto dei briganti. Da quello che il maestro Leonardo ha saputo, nel Regno “de Neapolis” i briganti proliferano, perché c’è molta gente che non tiene da mangiare. La merce preziosa che sarà stipata nei carri per il ritorno consiste tutta nelle coperte per il letto: “tutte queste coperture per a sopra a lo lecto tengono tante benne decorazioni fate cum a tanti disegni fati cum a la lana roscia ed verde et gialla et grigia ed azzurra et nigra”. “Tutti questi disegni fanno fare a queste coperture per a sopra a lo lecto una tanta bella figura et per a questo se vennono tanto – per a questo lo messere Paulus Trivultio per  a farse fare esse arriva fino a Sulmona a a Milano – lo messere Paulus Trivultio quando o dicto a esso che tenea portare a me cum a esso fino a Sulmona a dicto a me che tenea tanto piacere de portare a me cum a esso fino a Solmona”.

Nel lungo scritto, Leonardo riferisce anche delle strategie dello “messere Trivultio”, come quella di far dormire di giorno alcuni dei venticinque accompagnatori per poi essere sicuro che veglino la notte contro i briganti. C’è un po’ di tutto in questo manoscritto che celebra un viaggio periglioso e nel quale Leonardo riversa il suo stato d’animo con frequenti ripetizioni, a sottolineare i temi principali del viaggio negli Abruzzi, all’epoca nella quale si diceva, di un paese lontanissimo, è “più in là che Abruzzi”. Leonardo ha dovuto fare anche testamento, proprio per i troppi rischi che si affrontano nelle strade abruzzesi.

Bella testimonianza di un viaggio che avrà avuto molti aspetti affascinanti e che ha portato il genio fino a Sulmona per rapirgli gli occhi e affascinarli come le “tante cose belle” rapiscono i bambini. Un articolo che in una rivista di venti o trenta anni fa (“Ieri, oggi, domani”, che si stampava a Pescara) riproduce per intero la lettera di Leonardo ci è stato fornito dal prof. Giuseppe Evangelista, documentato come al solito su tutte le cose importanti di questa città, sul passato davvero sfavillante, quando le persone erano “messeri” e l’autore della Gioconda o dell’Ultima Cena si entusiasmava al pensiero di partire per Sulmona, sei anni dopo della scoperta dell’America.