LEONARDO LEGGEVA POCO, MA LEGGEVA OVIDIO

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LA LUNGA FASCINAZIONE PER IL POETA PELIGNO E IL VIAGGIO A SULMONA

29 LUGLIO 2014 – Una ipotesi dell’interesse di Leonardo da Vinci per Sulmona è sorretta dalla ricostruzione della sua biblioteca nelle due “liste” che egli stesso compose in occasione di viaggi o spostamenti.

Non sono molti i libri, sebbene siano stati molto rimeditati da Leonardo, che ne cita ampi riferimenti nei suoi manoscritti. Fabio Frosini e Carlo Vecce in “Leonardo da Vinci – Il contributo italiano alla storia del Pensiero” sulla Enciclopedia Treccani, pongono al primo posto la “Storia naturale” di Plinio e al secondo le “Metamorfosi” di Ovidio, per poi contemplare la Bibbia, scritti di storici antichi (Tito Livio, Marco Giuniano Giustino), la Commedia e il Convivio di Dante Alighieri, L’Acerba di Cecco d’Ascoli, il Decameron di Giovanni Boccaccio e il Novellino di Masuccio, i poemi cavallereschi di Luigi e Luca Pulci.

Proprio Frosini e Vecce annotano che Leonardo sente di non potersi avvicinare compiutamente agli “auctores”, che lui chiama “altori”, “soprattutto per la debolezza delle sue competenze linguistiche (la scarsa conoscenza del latino e l’ignoranza del greco), che invece erano fondamentali per gli umanisti, e quindi ribatte orgogliosamente, a chi lo accusa di essere un “omo sanza lettere”, di derivare la propria scienza direttamente dalla natura: “So bene che, per non essere io litterato, che alcuno prosuntuoso gli parrà ragionevolmente potermi biasimare coll’allegare io essere omo sanza lettere” (Codice Atlantico, f. 327v2).

Del resto, Leonardo “ricompone più volte gli stessi testi, cercando di raggiungere il livello massimo di esattezza e concretezza, e poi li trascrive da un quaderno all’altro, in una pratica della riscrittura he dà a quei testi un carattere mobile e sfuggente” e “questa testualità “in movimento”, non chiusa ma aperta, in grado di seguire la realtà in trasformazione mutando continuamente se stessa, può essere considerata una delle “invenzioni” più efficaci di Leonardo”. Ed è da notare anche, per comprendere molti manoscritti e la loro stesura, che “Ricollegandosi al dibattito umanistico contemporaneo, Leonardo rovescia la posizione di primato delle arti liberali, e rivendica invece alla pittura un primato in immediatezza e universalità comunicativa, oltre che come strumento di comprensione del reale”.

Nel “vocabulizare” Leonardo, ormai quarantenne, esprime il suo diventare scrittore “inventandosi (da autodidatta) una metodologia di studio che ricorda comunque quella degli umanisti, il minuzioso smontaggio dei testi degli “altori” e la formazione e l’elevazione del lessico”. Italo Calvino, nelle “Lezioni americane”, a proposito delle “liste lessicali” di Leonardo, parlerà di “battaglia con la lingua” che percorre tutta la testualità dell’umanista rinascimentale.

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