L’INNO ALLA GIOIA DELLA MACCHINA DA GUERRA

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GIUSEPPE SILENZI E I SUOI SCATTI FELINI IN AREA

6 GENNAIO 2014 – E’ un inno alla gioia questa foto di Giuseppe Silenzi, marchigiano di Ascoli, dal 1971 attaccante del Sulmona, autentica macchina da guerra dei biancorossi di Lacorata.

Su di lui girava la squadra; aveva una muscolatura da scatto felino, che anatomicamente sembrava conformata per protendere il piede quei trenta centimetri in più che in area risolvevano e creavano il gol. Era preoccupato per la sue gambe, perchè nelle mischie erano l’obiettivo da… silenziare. E le ricorrenze del calendario ci aiutano a parlare di uno dei tanti soccorsi che Pierino Marchizza, grande collaboratore tecnico del Sulmona di Pantaleo e De Deo (presidenti della stagione d’oro della Serie D): quello ripreso nella foto mentre Peppino Silenzi è a terra si riferisce a Sulmona-Grottaglie del 27 gennaio 1974 (1-0), quindi fra poco più di due settimane si compiono quaranta anni. Le altre immagini raccontano la tensione continua di un giocatore che viveva sempre per conquistare palloni impossibili, per anticipare di un soffio, fedele al principio che con il calcolo delle probabilità su dieci occasioni create una almeno si realizza. E lo vediamo anche in un desolato atteggiamento di sconfitta per essere stato anticipato dal portiere avversario, chiudere gli occhi e chiudere le braccia sulla linea di porta.

Non era facile la vita di un attaccante, tanto meno di un attaccante sul quale puntava tutta la squadra per sfondare. Peppe Silenzi deve aver affinato una certa furbizia, negli anni nei quali è stato a Sulmona. Cadere su un terreno di pietre e terra poteva essere la fine per la sua carriera sportiva: e il campo dello stadio Pallozzi, almeno fino al 1976/77, non aveva un filo d’erba. Forse anche per questo, squadre blasonate come il Pescara e il Teramo incapparono in cocenti sconfitte contro i biancorossi di Lacorata. Silenzi giocava molto sulle finte, sulle rinunce e sugli scatti improvvisi; insomma la sua era anche una guerra psicologica, che faceva innervosire molto i difensori avversari.

Ma intanto si salvava, perchè evitava quasi sempre lo scontro diretto e comunque sapeva recuperare anche sui palloni alti per via di quella sua conformazione muscolare che avrebbe potuto fornire materiale per studi anatomici. Anche in queste foto lo vediamo bardato di almeno una fascia elastica che preservava i muscoli. Ma non si può dimenticare che a fine stagione doveva raggiungere almeno quei 13-15 gol che gli facevano vincere la classifica dei cannonieri; talvolta ha dovuto cedere il posto a Lobascio, ma per poco, pochissimo. Nessuno sapeva cosa facessero gli angeli del Pallozzi dal lunedì al venerdì mattina: di Silenzi, almeno, si sapeva che era stato assunto alla Fiat, forse per ricompensarlo meglio per la sua permanenza a Sulmona, visto che le risorse della Società Sportiva Sulmona non davano la sponda per grandi munificenze.

La foto di Silenzi dopo il gol, quella del soccorso di Marchizza, quella di Silenzi anticipato in area e quella di Silenzi in elevazione sono scattate con una Praktica LTL e un teleobiettivo Meyer 300 mm (ottica della Germania dell’Est), comprati di seconda mano a un tecnico polacco alla casa dello studente di Wroclaw (Breslavia); le altre con una Minoltacord reflex. La prima è anche virata leggermente color seppia.

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