A DUEMILA ANNI ESATTI DALLE LETTERE DAL PONTO DI OVIDIO
12 OTTOBRE 2013 – Le “Metamorfosi” di Publio Ovidio Nasone tornano a Roma per ricordare, a duemila anni dalle lettere che il poeta scriveva dalla attuale Romania, i miti della antichità: al “Parco urbano del Pineto”, in occasione del 40° dell’inaugurazione, alle ore 17 di oggi e di domani, “Thiasos – Teatro natura”, con la regia di Sista Bramini, presenta “Miti d’acqua”, spettacolo di narrazione per voce, viola e genius loci, con il testo scritto e narrato da Sista Bramini (nella foto del titolo) e la musica per viola scritta ed interpretata da Camilla Dell’Agnola (a fianco della Bramini, nella foto). Lo spettacolo, con ingresso libero, è stato spostato di una settimana per le previsioni del tempo estremamente negative.
Nell’altra immagine, in basso: “La vecchiaia e la giovinezza” di Antonio Carneo, tratto da altro episodio delle “Metamorfosi”
Questa è la presentazione dello spettacolo:
“C’è stato un tempo in cui l’umanità, nel viaggio che la
allontanava dalla natura – la sua casa originaria – ancora si
sentiva parte di essa; era l’epoca in cui il dialogo con le rocce,
gli alberi, i cervi, i fiumi, le grotte era ancora vivo e vive erano
le reazioni, le domande sul senso di questo nostro essere
immersi in un mondo naturale di tanta struggente bellezza
quanto di terribile potenza. Domande scaturite dallo stupore
dei sensi, turbate dalla percezione di una parentela e da un
sentirsi in quella quasi risucchiati, tentati all’abbandono
nel flusso vitale. E innamorati del vivente, della pietra,
dell’uccello, del lago.
Nelle ‘metamorfosi acquatiche’ di Ovidio ritroviamo i
frammenti di questo amore perduto dove il mondo delle
passioni umane e quello degli elementi naturali vivono
ancora in un contatto fecondo di straordinari riflessi. Fonti,
fiumi, laghi vivi, abitati da ‘geni locali’ ci parlano del valore
irriducibile dei luoghi da dove scaturiscono le storie di
Aretusa, Ermafrodito, Atteone, le loro immagini e la musica.
Sono acque fresche che in limpide superfici scherzano con
luce e riflessi; acque profonde che in gorghi torbidi cantano di
oscurità fertili e inconsce; acque dal respiro infinito .
Ascoltare, nella vivente presenza di un luogo naturale, un
mito e la melodia che ne scaturisce può evocare un’emozione
pura, inconsueta, che ci parla di un’appartenenza reciproca
forse dimenticata: tra ciò che scorre dentro di noi e ciò che
scorre fuori, nella natura circostante”.







