Miracolo a Sant’Alessandro

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Parte delloratorio di SantAlessandro a Corfinio

QUARANTA SECONDI DI PROVA ACUSTICA NELLA CATTEDRALE PER ANTONOMASIA

16 GENNAIO 2016 – Appena avverte il ritorno che le pareti mandano alle parole sussurrate e ai passi sulla pietra antica del pavimento,

Camilla percepisce che “qui l’acustica è eccellente”. Girando tra candelabri e tra i banchi vuoti, avvicinandosi all’altare sontuoso, ma tutto in pietra, percorrendo il plexiglass della prosecuzione del pavimento sulle tombe di epoca romana, si rende conto di trovarsi in un posto forse irreplicabile per l’esperienza di chi canta: non c’è un mobile, non un drappo, non un divisorio. Il suono è quello dell’epoca dei canti gregoriani: il contatto delle onde è solo con la pietra di mille anni fa; l’altezza forse è stata studiata per rendere le sfumature del Paradiso.

Sant’Alessandro, propaggine minore di San Pelino, a Corfinio, una delle più significative chiese romaniche d’Europa, quella che è riportata su più pagine dell’Enciclopedia dell’Arte Medievale della “Treccani” alla voce “Cattedrale”, è stata chiusa non per un millennio, ma di certo per la maggior parte degli anni che ci separano dallo sgomento del mondo che continuava dopo l’anno Mille, quando si diceva “Mille e non più Mille”, per dire che il traguardo era prossimo.

Forse allora si cantò in questa chiesa per ringraziare il Signore del baratro che non c’era; e per cantarlo nei secoli successivi, fino alla stringatezza delle messe attuali, fino alla frettolosità delle cerimonie nuziali in pompa magna e con l’occhio all’orologio nella più nota San Pelino. Camilla intraprende un canto sommesso, di quelli che forse gli angeli hanno suggerito ai cori: non si avverte più la fonte delle note, è tutta la chiesa che ne è invasa.

Nulla si muove, della statua con il cuore trafitto, dei candelabri sull’altare sontuoso, ma tutto sembra permeato, in tutti i passaggi delle note. E alla fine le onde continuano a propagarsi, anche quando il canto è finito, andando e venendo non come una volgare eco, ma come quando si lambisce un cristallo. La porta si chiude dietro di lei dopo questi quaranta secondi di intermezzo nel corso dei secoli, lasciando la statua del Santo a chiedersi chi avrà mai mandato, per un tempo così breve, uno specchio dell’altra vita.