PER MICHELE DEL GRECO L’OBBEDIENZA NON ERA PIU’ UNA VIRTU’

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 RICORDATO IL PASTORE FUCILATO PER L’OSPITALITA’ AI PRIGIONIERI IN FUGA

9 SETTEMBRE 2013 – Occorreva disobbedire alla legge degli uomini per applicare il precetto religioso.

E già molti decenni prima di don Milani l’obbedienza non era più una virtù, almeno non lo era per essere veri cristiani. Settanta anni fa, nel novembre del 1943, Michele Del Greco non si confessava al parroco don Vittorio D’Orazio che andava in carcere ad officiare la penosissima funzione per i condannati a morte: Del Greco, pastore di 48 anni, gli ribadiva semplicemente di aver realizzato quell’accoglienza verso i prigionieri anglo-americani che all’indomani dell’Armistizio erano fuggiti dal campo 78 di Sulmona e cercavano di raggiungere il fronte per mettersi in salvo.

Per questo fu condannato a morte e poche ore dopo già non era più di questo mondo, ucciso nel carcere della Badia morronese, in esecuzione di una decisione che, a voler proprio essere fiscali, partiva da un presupposto almeno discutibile, visto che Del Greco apparteneva ad un regno dissolto, in un contesto nel quale ci sarebbe voluto un interprete dotto per sapere quali fossero le leggi “legittimamente emanate”. Nell’abbazia, tornata luogo di non obbedienza cieca e assoluta, lo ha ricordato una breve cerimonia ieri, alla presenza della figlia Raffaella.

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