“SE HA IL SUO DIFETTO NEI DENTI, FA’ CHE SORRIDA”

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CONSIGLI DI OVIDIO PER RIDIMENSIONARE LE BELLISSIME ALTEZZOSE

25 AGOSTO 2013 – Come per l’imponente tempio di Ercole a Castel di Ieri fu necessario, nel 1989, ricoprire tutto quello che si era scoperto perchè mancavano i fondi sufficienti ad una valorizzazione o almeno alla tutela dell’edificio dalle intemperie e dai malintenzionati, non sarebbe sbagliato evitare che la grande poesia di Ovidio venga sfruttata ai fini di un consumismo turistico che porterebbe ad abbinare, nell’immaginario collettivo, la città di Ovidio ad una mèta asiatica che quasi si accosta alla pornografia (e siamo andati molto vicini con certe originali iniziative anche molto di recente, qualche settimana fa).

Cantore di amori, ma critico disincantato

Sarebbe invece il caso, per esempio, di valorizzare il grande spirito critico di alcuni versi che non sono stati scritti per incendiare i tiepidi e tanto meno sono stati destinati a creare un “manuale dell’approccio amoroso”. In realtà, Ovidio non è mai stato il poeta dei festini e dove la sua poesia non è riuscita a gareggiare con le descrizioni delle “Metamorfosi”, giammai egli ha tentato il percorso più facile della licenziosità fine a se stessa. Di un passo assolutamente godibile sotto questo profilo sono arricchiti anche i “Remedia amoris”, che consolano proprio dall’eccessiva esposizione ai dardi di Cupido, laddove in altri versi il Sulmonese aveva invocato il lavoro notturno e diurno del messo di Venere.

Ovidio cerca di… contestualizzare il trasporto eccessivo che fa perdere la testa: e consiglia di raccontare cose spassose se la donna dominatrice ha denti non belli, così da provocarne un po’ perfidamente una completa apertura delle labbra; di farla parlare a lungo se non ha il dono dell’eloquio; di definire con termini negativi quella che un esame oggettivo farebbe apparire “gracile” (sotto altro aspetto da descrivere come smunta da magrezza), di criticare come sfrontata chi è soltanto non goffa, e ovviamente goffa chi è “solo onesta”; o addirittura di mentire a se stesso, convincendosi che lei è bassa, quando non lo è, che ha brutte gambe, quando ne ha di bellissime.

“Vai a trovare un donna di prima mattina…”

Tutto questo non è un atteggiamento di gratuita cattiveria, ma è il rimedio (appunto…) ad un amore non corrisposto (“Mi accadde, ora è poco, di innamorarmi di una donna; quella / però non rispondeva al mio affetto. E come / Podalirio malato, mi curavo con le mie erbe e ero, / da malato, confesso, un medico indecente.”). Da qui il colpo d’ali che arriva anche a attuare un blitz di prima mattina per vedere la donna, tanto innalzata, non ancora pronta ad essere vista, non ancora cosparsa dei tanti cosmetici che anche a Roma si usavano più che diffusamente: “Tu arriva all’improvviso, e la sorprenderai senza difese: / cadrà infelicemente, mostrando i suoi difetti”. Così si ridimensionerà; e il cuore infranto potrà vederla per quello che veramente è. Ma Ovidio non inganna se stesso e tanto meno il lettore: “Tuttavia è malsicuro fidarsi troppo di questo consiglio, / la bellezza senz’arte seduce e inganna molti”. E si corre il rischio che, facendola ridere, sfoderi denti bellissimi, accavallando le gambe appaia meglio di una gemella Kessler, conversando finisca di sedurre chi intenda mettersi al riparo dal suo fascino. Con donne così i rimedi possono avere effetti controproducenti.

Ovidio risalta, in verità, per il contenuto psicologico che dà ai suoi consigli; e, dove il suo intento non si realizza, è lui stesso a rinnegare la sua poesia (lo farà dal Ponto Eusino nelle drammatiche “Epistole”) perchè la sua vena difficilmente si lascia inquinare dal materialismo e giammai, comunque, collude con la ricerca della popolarità, tanto meno con quella a buon mercato, e con la perdita di stile. Se questo non fa al turismo, pazienza: si tratterà di aspettare tempi migliori per scoprire i tesori di un grande personaggio: come è stato, appunto, per il tempio di Ercole a due passi da qui.

L’olio su tela è “Il ratto di Europa” di Guido Cagnacci, 1645 Collezione Molinari Pradelli

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