Premio Sulmona: tutti al capezzale senza dare una medicina

340

Gaetano Pallozzi ha presentato il suo “Premio Sulmona” nella 37^ edizione. La “Rassegna internazionale d’arte contemporanea”, che rimarrà aperta fino al 25 settembre nel polo museale civico di Santa Chiara, si svolge con l’organizzazione del Circolo d’arte e cultura “Il Quadrivio” di Sulmona, presieduto da Giuliano Presutti. Espongono 112 artisti, provenienti da 25 nazioni. A margine, per una sezione Giornalismo, il Premio sarà consegnato a Sergio Zavoli.

Certamente un moribondo ha diritto di parlare di se stesso, quanto meno per salutare i prossimi congiunti. E al presunto capezzale del Premio Sulmona c’erano molti sacerdoti di questo rito di congedo. Qualcuno, poi, alle litanie aggiungeva anche i personali amarcord e lustrava i propri meriti per chiamarsi fuori dalla responsabilità dello stato comatoso; insomma, qualcosa di davvero duro da reggere. Stare a sentire un funerale non previsto è molto pesante, soprattutto se l’evento estremo è tutt’altro che certo.

Ma, a parte gli effetti scaramantici che procurano simili cerimonie, anche quando servono solo per auspicare che la vita continui, occorre osservare che era molto più interessante e serviva molto di più al Premio quello che nel magico cortile di Santa Chiara diceva Vittorio Sgarbi, quando faceva vibrare le ali della fantasia e dava la sensazione alla città di provincia di sentirsi gemella di Venezia o di Firenze. Prima di tutto, ad ascoltare Sgarbi si affacciavano anche delle vecchine, forse ospiti della casa di riposo, che alla vita facevano sempre l’occhiolino, sebbene angariate da mille mali e soprattutto dalla solitudine. “Se non fosse per quelle parole che dice…” pare abbiano sospirato le due timorate, riferendosi ai termini decisamente forti che il critico d’arte usa a 360 gradi: ma, intanto, per quello che può interessare una manifestazione aperta alla società, un punto di grande attrazione per tutti, colti e non colti, veniva dal profluvio di immagini, scatti, suadenze e fascinazioni del prof. Sgarbi. Insomma, la gente ci andava per questo e magari dava anche un’occhiata ai quadri esposti, arricchita, alla fine, di una cosa tramite l’altra.

Sabato pomeriggio, al contrario, si parlava di addii, di colpevoli omissioni di contributi, insomma di un Premio Sulmona al passato.

Tutto così nero?

Sgarbi, che nel 2007 aveva anche intravisto per il “Premio Sulmona” la “possibilità di ritagliarsi un ruolo ancora più significativo nel panorama dell’arte italiana”, annota, sì, che la rassegna sulmonese “paga il dazio” della crisi economica, ma si trova in questo “in buona compagnia” proprio perché la crisi è generale (“Sulmona, 2010: dopo il diluvio”, introduzione del prof. Sgarbi al catalogo di quest’anno del Premio Sulmona). E di comune alla società italiana, secondo il Presidente della “Commissione inviti e di premiazione” della rassegna sulmonese, ci sono l’analfabetismo di ritorno e la delegittimazione della cultura come attività di alto interesse sociale. “A tutto ciò si aggiungano, nel caso specifico di Sulmona, anche le conseguenze di una catastrofe naturale, un terremoto che, grazie al cielo, non è stato disastroso come a L’Aquila e dintorni, ma non ha mancato di lasciare i suoi segni anche da queste parti, materiali e psicologici”.

I suggerimenti forniti da Sgarbi sembra non siano neppure stati letti da quelli che sono intervenuti alla cerimonia di apertura, imperterriti celebranti di un rito macabro e tutt’al più tremolanti voci dell’impegno “a trovare le giuste risorse nel prossimo bilancio” dei singoli enti. Sgarbi ha scritto di modificare le strategie e di abbracciare la cooperazione : “Troppe manifestazioni culturali, in Italia, sono nate e sono cresciute come se intorno ad esse non esistesse niente, e niente contasse al di fuori del loro orizzonte, che anche per queste ragioni è risultato, non di rado, stretto e provinciale”. “Ecco perché – continua il Presidente onorario de “Il Quadrivio” nella presentazione del catalogo sostanzialmente elusa dai politici che sono intervenuti – gli autori che ho indicato, pittori e scultori di varia età e provenienza, culturale e geografica – Agostino Arrivabene, Peter Demetz, Giovanni Lacognata, Raimondo Lorenzetti, Stefano Mosena, Claudia Marchetti, Tonino Mattu, Antonio Porru, Livio Scarpella – non rappresentano solo una certa linea dell’attuale panorama artistico nazionale, certamente legata alle mie predilezioni critiche, , ma capace, ormai, di accogliere attenzioni autonome anche al di fuori della mia persona”. E il collegamento il critico d’arte lo individua con il “Premio Arciere di Sant’Antioco, in Sardegna, e la sezione artistica del Festival dei Due Mondi, a Spoleto, che condividono, nella loro attuale direzione, molte delle motivazioni che sono state e continuano a essere fra le più sentite del Premio Sulmona, facendone, in un certo senso, da ripresa e rilancio in zone diverse dell’Abruzzo”.

La presenza di Sgarbi è stata data come molto probabile alla chiusura del “Premio”, sabato 25 settembre. Speriamo che almeno per quella data gli intervenuti avranno letto il catalogo: così, almeno, andranno a vedere come si arriva a Sant’Antioco o a Spoleto e non ci parleranno più di quello che facevano da giovani o del destino cinico e baro.